I Messaggeri di Hermes

I Messaggeri di Hermes

A colui che dal proprio intenso pensare è trasformato in un Prometeo, un avvoltoio mangia dentro il cuore per sempre: quell’avvoltoio è la creatura stessa che egli ha creato.
(Herman Melville)

<<Lily?>>
Simone era in piedi appoggiata alla porta del bagno, già pronta per andare a lavorare. Perfetta come sempre, non un capello fuori posto.
Sputai l’acqua nel lavandino. Mi stavo lavando i denti.
<<Dimmi>>
<<C’è qualcosa di strano in te>>
Il cuore fa un balzo fino alle tonsille e poi torna giù nella cassa toracica ansimante e ferito.
<<In che senso scusa?>>
<<Sfera è sparita da una settimana e non ti stai preoccupando nemmeno un pochino. Non è da te.>>
Ah! Sfera. La verità è che si stava avvicinando il momento in cui avrebbe dovuto incarnarsi, prendere una forma definitiva, e quindi era andata da Sabbath per un periodo…come lo avevano definito? Non mi ricordo la parola che aveva utilizzato Anubis, ma qualunque fosse il termine preciso a me ricordava una specie di camera di attesa.
Sabbath era uno degli Spiriti dediti alla Creazione, alla Vita, pertanto era compito suo occuparsi della sua preparazione. Qualsiasi cosa potesse significare, perchè per me era tutto troppo complicato per comprenderlo.
<<Simone è un gatto. E’ normale che scompaia per qualche giorno. No?>> questa frase suonava falsa persino a me.
<<Lily>> sospirò <<ti conosco troppo bene. Se era davvero andata via tu avresti tappezzato la città di manifesti. Invece non l’hai fatto. Secondo me sai benissimo dove si trova, solo che non vuoi dirmelo. E non capisco il perchè>>
Colpita.
Colpita e affondata.
il senso di colpa iniziò a lacerare i muscoli del cuore.
Non sei stanca di mentire alla tua migliore amica?
Si lo ero. Il Rosso aveva ragione.
<<Non importa Lily. Io mi fido di te, se non vuoi dirmelo ci sarà sicuramente una buona ragione. Solo…>> si staccò dalla porta e si diresse verso l’uscita <<Solo che vorrei farti presente che anch’io sono affezionata a lei>> prese la borsetta <<Ciao Lily, ci vediamo al bar>> e uscì.
Rimasi da sola. Con lo spazzolino stretto in mano e le lacrime agli occhi.
Mi vergognavo. Mi vergognavo davvero tanto di ciò che stavo diventando.

I Messaggeri di Hermes

I Messaggeri di Hermes

Oh noo. La mia giornata non poteva che peggiorare.  Il cielo era nero e pioveva talmente tanto da aver l’impressione di stare sotto una cascata. Il bar era deserto perchè nessuno si avventurava fuori con questo tempaccio. Nessuno a parte lei.
<<Mi fai una cioccolata calda?>> mi disse sedendosi al bancone. Una ciocca di capelli biondi e lucenti sfuggirono dalla treccia.
<<Certo>> cercai di sorridere.  Questa era la prima volta che ci ritrovavamo da sole dopo…si insomma dopo il fattaccio.
Misi la cioccolata nella tazza e gliela porsi con due biscottini. Sonia rimase a fissarmi e mi sorrise.
Cavolo. Mi sentivo così male. Feci un profondo respiro.
<<Sonia mi dispiace>> dissi tutto di un fiato. Era vero. Mi dispiaceva davvero per quello che avevo fatto.
Lei rise. << E perchè dovrebbe dispiacerti?>>
Cosa?
<<Scusa? Ti sembra strano che mi dispiace di averti picchiato?>>
<<Se non sbaglio quel taglio sul labbro te l’ho fatto io. O No?>> rispose lei serafica.
<<Si…ma…>> mi aveva spiazzato. Questa non me l’aspettavo
<<Senti Lily>> appoggiò le braccia sul bancone incrociandole <<a me tu non sei mai andata a genio. Mai. Anzi più precisamente: ti detesto>> rise, probabilmente vedendo l’espressione buffa che stavo facendo <<Ma sai una cosa? quando mi hai aggredito, per la prima volta, ho provato rispetto per te. Mi sei piaciuta. Con questo non voglio dire che da oggi in poi saremo amiche. Diciamo solo che ti disprezzo un po’ meno di prima. Quindi non scusarti>>
Rimasi a bocca aperta a fissarla per un bel po’ prima di comprendere cosa mi avesse detto. A quel punto non sapevo più cosa dire. Confusa mi voltai e andai a pulire i bicchieri che avevo già pulito un’ora prima.

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