I Messaggeri di Hermes

I Messaggeri di Hermes

Non vi è nulla di nascosto che non debba essere rivelato. Né cosa segreta che non venga alla luce
(Vangelo Matteo)

<<Ciao Simone! Ti faccio subito il caffè>>
<<No no fammi una tisana calmante>> mi rispose sedendosi al bancone e mettendosi la testa tra le mani. Poi alzò lo sguardo su di me <<Ma come fai ad essere così rilassata con quello che è successo stanotte?>>
Eh…sapessi cosa mi è successo in questo anno e mezzo. Potessi raccontarlo!
Questi segreti con Simone mi laceravano l’anima, non poter condividere con lei ciò che realmente sono è straziante. Pian piano le nostre vite finiranno per dividersi e io non posso sopportarlo. E’ l’unica persona che si è mai preoccupata di me, è lei la mia famiglia. Fino a poco tempo fa non avevo nessun altro oltre lei. Perchè non posso raccontarle la verità?
<<Era solo un ragazzino. Secondo me sarà stata qualche bravata come dimostrazione di coraggio. Vedrai>> cercai di rassicurarla.
Ero diventata così brava a mentire? Da quando? E soprattutto: volevo davvero farlo?

<<Ciao Jemina>> salutai mettendomi il cappello di lana in testa ed uscendo dal bar. Erano solo le 6 del pomeriggio ed era già buio. Il mio respiro formava delle piccole nuvolette bianche. Avevo le mani gelate. Cercai in tasca del cappotto i guanti.
Alzai lo sguardo dalle mie mani e vidi un bambino sull’altalena del parchetto.
Da solo.
Avrà avuto si e no 5 anni. Dov’era la sua mamma?
Mi avvicinai a lui.
<<Ciao piccolo. Sei qui da solo?>>
Il bimbo alzò lo sguardo e mi puntò addosso due occhi verdi troppo grandi per quel faccino.
Sorrise e la sua bocca si allargò quasi in un ghigno.
Era identico al ragazzino incontrato in camera. Solo più piccolo.
Dal cappellino di lana verde saltavano fuori ciocche di capelli rossi.
Un brivido di gelo mi scorse lungo la schiena.
Piegò la testa di lato e mi chiese, con la sua vocina infantile e un po’ birichina:
<<Lily non sei stanca di mentire alla tua migliore amica?>> e svanì nel nulla.
Lasciandomi lì a bocca aperta, col cuore che martellava nel petto, e una strana sensazione che mi ricordò un macigno che schiacciava i miei polmoni impedendomi di respirare liberamente.

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