17lastella

Perché la gente ha rinunciato a sperare. E dimentica i propri sogni. Così il Nulla dilaga

POV Marc – (l’angelo e il demone) insieme

I Messaggeri di Hermes

I Messaggeri di Hermes

Usciti dalla casa di Donzineth mi sentì come se mi avessero ferito nuovamente.
Dopo tutto quello che avevamo passato, la paura di perderla, vederla ferita, il viaggio astrale.. il solo pensiero di vederla tornare a casa, sparendo dalla mia vista, mi fece sentire in caduta libera nel vuoto.
Come se allontanandosi da me, anche solo per qualche ora, potesse svanire per sempre.
Così, terrorizzato, la strinsi forte implorandola di rimanere con me.
Avevo un disperato bisogno di lei.

Entrando in casa mi accorsi che il bisogno si era trasformato in desiderio. Fisico. Doloroso. Come se le fiamme stessero bruciando tutto il mio corpo dall’interno.
No.
Dovevo controllarmi.
Era stanca.
La osservai: ombre sotto gli occhi, capelli arruffati come il pelo di un gattino dopo la tempesta.
E la tempesta c’era stata. Devastante e distruttiva. Doveva riposare un po’.
<<Vuoi farti una doccia? Ti prendo gli asciugamani puliti>>ed è meglio se io rimango da solo. Devo calmarmi. Riprendere il controllo di me stesso.
Le lasciai in bagno una mia maglietta bianca, per cambiarsi. Indossavamo gli stessi vestiti della battaglia.
Forse mi conveniva bruciare i miei piuttosto che metterli in lavatrice.
Un momento prima di tornare da lei, con gli asciugamani, mi guardai allo specchio: facevo davvero schifo. Sembrava che mi fossi rotolato in una discarica.

La guardai avviarsi verso il bagno e improvvisamente, solo nella stanza, mi accorsi di sentire la sua mancanza.
Ridicolo era solo in bagno.
Eppure mi mancava.
Dovevo distrarmi.
Presi una delle mie riviste di fotografia dal tavolino vicino al divano.
Sentivo scorrere l’acqua della doccia.
Ok c’era ancora. Non era svanita nel nulla.
Ma che mi stava succedendo?
La battaglia era finita perchè avevo questo terrore di perderla?
Proprio ora che potevo rilassarmi.
Il mio corpo era in tensione, ascoltavo ogni minimo rumore della casa. Ogni fruscio.
Non c’era niente di pericoloso. Era tutto tranquillo.
Il suo profumo mi investì prima che apparisse sulla soglia.
Mi accorsi di non aver letto nemmeno una parola della rivista.
Aveva i capelli bagnati, sciolti, e indossava la mia maglietta che le arrivava fino all’inizio della coscia.
Fu come se qualcuno fosse entrato nel mio corpo e lo stesse devastando con un lanciafiamme.
Bruciavo.
Ogni mia cellula aveva preso fuoco.
Vederla con indosso la mia maglietta fu come  vederla indossare la mia pelle. Me.
Come se io fossi su di lei…
Mi alzai di scatto. Una doccia. Si una doccia mi avrebbe calmato.

Ci stavo provando.
A rilassarmi intendo.
Ma i muscoli non ne volevano sapere di distendersi.
Nemmeno il caldo getto dell’acqua aiutò. Non ero più in tensione per paura di qualche attacco.
O no.
Ora ero al limite, proprio al limite, della totale perdita di controllo.
I miei pensieri vorticavano intorno a quello che avrei voluto farle.
No.
No. Eravamo stanchi. Spossati. Affamati.
Oh!? Fame. Non mi ricordavo più quanto tempo fosse passato dall’ultima volta che avevamo toccato cibo.
Eppure fino a due secondi prima non sentivo lo stomaco brontolare.
Uscì dalla doccia e mi misi un paio di jeans che avevo ripescato dall’armadio.
Non mi preoccupai di asciugarmi.
Andai a cercarla in cucina, dove la sentivo aprire e chiudere i cassetti.

Vederla trafficare nella mia cucina mi emozionò più di quanto mi aspettassi.  Ero sempre stato solo. Si certo, Dozineth mi aveva accolto in casa sua, ma non avevo ricevuto l’affetto e il calore di una famiglia. Non mangiavamo mai insieme, ognuno per conto suo. A volte in piedi, nella stessa stanza ma lontani mille miglia.
Aveva preparato anche da mangiare. Che stupido non averci pensato io mentre lei faceva la doccia. Stupido. Stupido.
Stava cercando qualcosa nei cassetti e non mi aveva sentito. Era concentrata. Si stava mordicchiando il labbro, poi i suoi occhi si illuminarono e la sentì mormorare “Ah eccole” a bassa voce.
Cercava le tovagliette per apparecchiare. Sorrisi. Era così dolce. Mi avvicinai e lei si accorse di me. Mi sembrò un uccellino che si accorgeva del gatto che la stava osservando in silenzio. Le guance si arrossarono.
Dovevo stuzzicarla un po’. Era irresistibile, totalmente indifesa.
Mi avvicinai sentendo il calore sulla pelle. Posai le labbra sul suo collo sentendola tremare e le sfilai le tovagliette dalla mano sedendomi a tavola.
Fantastico. Vedere l’effetto che avevo su di lei fu meraviglioso. Esaltante.

Si sedette davanti a me e iniziò a giocare col cibo nel piatto. Le guance ancora arrossate. Alzò lo sguardo su di me e mi si prosciugò la bocca. Giusta punizione. Ora ero di nuovo io a subire il suo fascino. E cavolo, non ce la facevo più. Mangiammo in silenzio, perchè se avessi perso la concentrazione le sarei saltato addosso come il lupo di Cappuccetto Rosso.

Discutemmo su chi doveva lavare i piatti e alla fine la spuntò lei. Mi sedetti sul divano a guardare la tv. Detestavo non aver niente da fare, niente che mi tenesse le mani occupate. Cercai di non guardarla e di concentrarmi su quel cavolo di telegiornale. Inutile.

Mi voltai per vedere cosa stesse facendo. Era in punta di piedi e stava cercando di raggiungere lo scola piatti sopra il lavandino. La maglietta si era sollevata e potevo intravedere un pezzo della sua biancheria.

Non mi accorsi di essermi alzato e di avvicinarmi. Le fui addosso prima di potermi rendere conto di ciò che stavo facendo. Il lupo si era destato.

Povera Cappuccetto Rosso.

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4 pensieri su “POV Marc – (l’angelo e il demone) insieme

  1. Bellissimi gli ultimi due post, buona giornata

  2. Continuano i post positivi. T seguo sempre

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(perché un pendolare napoletano sa quando parte, ma non sa quando arriva)

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Blog semi serio di un ciccione che vuole riappropriarsi del proprio corpo.

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Fin dai tempi delle scuole medie, ho adottato un modo di alzarmi da letto la mattina senza che il peso del risveglio mi annientasse. Si tratta di una cosa semplicissima: come prima cosa al risveglio, penso a qualcosa di positivo che mi attende per la giornata. Niente di impegnativo, il pensiero può anche essere banale, ciò che conta è che mi dia il buonumore! Ho pensato di raccogliere i miei pensieri giornalieri in questo blog, un piccolo riassunto di piccole cose belle, a cui magari attingere nei periodi di affanno…

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