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Perché la gente ha rinunciato a sperare. E dimentica i propri sogni. Così il Nulla dilaga

La battaglia – parte 2

I messaggeri di Hermes

I messaggeri di Hermes

Un dolce canto mi cullò e pian piano iniziai a sentirmi stanca e a chiudere gli occhi. Tutta la tensione, la paura, l’agitazione provate fino ad ora mi lasciarono. Dentro di me si aprì un vasto vuoto, un nulla che pian piano diede origine a milioni di stelle. Luci e colori illuminarono la mia visione e poi tutto tornò buio.
Pensai di riaprire gli occhi, ed effettivamente lo feci, ma non era la stessa cosa che aprirli per davvero. Non mi sentivo più un corpo. Mi sentivo leggera. Non avevo una forma definita, a volte mi sentivo come se mi espandessi nel cosmo per poi ritornare ad avere l’immagine di me stessa. A fatica riuscì a mettere a fuoco ciò che avevo intorno e mi accorsi, con stupore, che intorno a me c’erano tanti fili, come quando viaggiavo normalmente. Improvvisamente fui consapevole di avere una mano e di sentire del calore nel palmo, voltai lentamente la mia testa e vidi che stringevo ancora la mano a Marc. Lui era lì vicino a me. Non ero sola. Lui c’era.
Intorno a Marc vi erano tante sfere colorate. Mi sorrise.
“Dobbiamo trovare la porta che usano loro” mi disse parlando nella mia mente.
“Come la riconosciamo?”
“Per me sarà rappresentata da una sfera rotta”
“Quindi io devo cercare un filo spezzato”
Mi concentrai. Sentivo le vibrazioni di tutti i fili che arrivavano a me. Chiusi gli occhi. Le vibrazioni mi facevano sentire una sensazione strana, che potevo identificare come un sapore metallico in bocca.
Poi senti qualcosa che non andava, ripassai di nuovo. Si lui non era integro.
Aprì gli occhi e vidi che anche Marc lo aveva individuato.
Ci guardammo. Ci prendemmo entrambe le mani e ci posizionammo uno di fronte all’altro,  fronte contro fronte, ci concentrammo di nuovo. Dentro di me pensavo “lo voglio riparare. Il filo tornerà integro”. Un urlo giunse alle nostre orecchie. Un urlo di rabbia e dolore.
Stavamo chiudendo il passaggio. Ed era così semplice.  Perchè non l’avevamo fatto prima?
Riaprimmo gli occhi e Bast ci sorrideva tra le lacrime.
<< Ho avuto tanta paura di non vedervi più tornare. Credevo che vi avessero trovato e che fosse finita per tutti noi. E invece… Ce l’avete fatta. Sono diminuiti. Ora possiamo batterli!>>

I messaggeri di Hermes

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E così incredibilmente fu. La battaglia terminò con molti feriti e i morti vennero seppelliti con tutti gli onori.  Un corteo funebre di milioni di creature differenti riempì le valli. Un canto straziante si alzò verso il cielo. Era una musica meravigliosa che toccava l’anima. Miliardi di esseri intonavano lo stesso canto, le stesse note, ma con la musicalità differente dovuta dalla diversità delle loro lingue. Anche se era un momento di tristezza assoluta non si poteva non ammirare una tale bellezza musicale.

Gli uomini in nero per un bel po’ non si sarebbero fatti vedere. Sicuramente per secoli non avranno più l’accesso alla terra di Anubis, non ho idea di come funzioni un varco chiuso in astrale, ma credo che sia qualcosa che si avvicina alla parola “definitivo”.

Al ritorno dal viaggio astrale Bast mi spiegò che non erano sicuri che saremmo sopravvissuti. L’energia che avevamo usato per chiudere la porta avrebbe dovuto esaurire la nostra forza vitale.  Non definitivamente, ma abbastanza da non aver la forza di tornare subito indietro. Insomma saremmo dovuti rimanere in coma per chissà quanto tempo, e invece…eccoci qui!

Scoprì, tornando a casa di Donzineth e al mio aspetto, che non avevo subito ferite visibili. Solo qualche costola dolorante.
Marc aveva un graffio ad un braccio, ma nulla di preoccupante. Eravamo vivi.
Elizabeth e Jemina erano state dimesse dall’ospedale dove erano state ricoverate per accertamenti, Dozineth aveva un braccio legato al collo. Ma nel complesso non avevamo ricevuto ferite gravi. Grazie a Sabbath ovviamente.

I Messaggeri di Hermes

I Messaggeri di Hermes

<< Rimani da me per stanotte? >>
La richiesta di Marc, mentre uscivamo dalla casa Dozineth ,  mi colse di sprovvista. Inciampai in un ostacolo invisibile e rimasi senza parole. Muta, con lo sguardo da ebete, a fissarlo. Credo anche con la bocca aperta ma non ne sono certa al 100% perchè persi totalmente la capacità di sentire il mio corpo.
<< Dopo quello che ci è successo voglio essere sicuro che ci siamo ancora. Poi non è la prima volta che dormi da me, no?>> e mi sorrise maliziosamente. Mi stava prendendo in giro.
<< Non è la stessa cosa>> risposi incrociando le braccia sul mio petto e imbronciandomi.
<< Ah si? Perchè tu a che stai pensando?>> il suo sorriso si allargò.
<< Marc smettila>> gli diedi un colpo con la mano al petto.
<< Dai sei tutta rossa! Ah ah ah! Sei troppo tenera>> si mise a ridere con le lacrime agli occhi.
<< Basta me ne vado a casa!>> feci per andarmene, ero veramente arrabbiata stavolta. Con tutto quello che era successo lui mi prendeva in giro in questo modo! Non feci in tempo nemmeno a fare un passo che mi prese per il braccio facendomi roteare  e mi strinse a se affondando il suo viso nel mio collo. Rimasi senza fiato. Sciolta. Mi sentì come un gelato squagliato.
<< No. Tu stai con me>> sussurrò sul mio collo e poi iniziò a baciarmi. Tanti piccoli baci appena accennati. Dalla spalla all’orecchio. Su. E poi dall’orecchio alla spalla. Giù. Era il paradiso.

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2 pensieri su “La battaglia – parte 2

  1. Prosegue il racconto che tanto piacevolmente si legge e incuriosisce il lettore.
    lettura fluida e gradevole che lascia molto spazio all’immaginazione.
    Un caro saluto

  2. tutto è bene quel che finisce bene!

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