POV SONIA – (Sabbath il Creatore) Il book

I Messaggeri di Hermes
I Messaggeri di Hermes

Quando entrai nel negozio un suono di campanellini si diffuse nell’aria.
Rimasi sorpresa perchè fino al giorno prima non c’erano, li guardai muoversi e riflettere la luce del sole che entrava dalla porta aperta.
Poi abbassai lo sguardo e la vidi.
La solita rabbia che mi invadeva in sua presenza mi riempì il corpo e cercò di esplodere esternamente in un fuoco distruttore. Mi concentrai per controllarmi.
La detestavo e volevo bruciarla lì, subito.
Ma non potevo. Non ero stupida, anche se molti uomini mi consideravano tale per il mio aspetto. Le donne troppo belle non vengono mai prese seriamente, il loro cervello non interessa, conta solo il corpo. Questo avevo imparato nella mia vita.
Sapevo che Lillith era importante per i messaggeri, e nonostante i miei sentimenti verso di lei, non avrei mai tradito il gruppo.
Credevo in quello che facevano, era importante per tutti. Per tutte le dimensioni e per migliaia di creature.
Era qualcosa di prezioso ed ero onorata di farne parte.
Da quando mi avevano accolta avevo un motivo per vivere, degli ideali in cui credere e iniziavo a pensare che un mondo migliore potesse esistere.
La detestavo nel profondo, lei così piccola e minuta, insignificante ai miei occhi, aveva tutto quello che io avevo sempre desiderato. Degli amici che l’amavano per ciò che era, non doveva indossare maschere per farsi voler bene. L’adoravano tutti, e lei nemmeno se ne rendeva conto. Era così stupida da non vedere l’affetto che la circondava costantemente,  viveva la sua vita ignara di tanta fortuna.
Perchè a lei si e a me no?
Nella mia vita ho sempre avuto tutto ciò che desideravo, i miei genitori sono molto ricchi e potevo permettermi qualsiasi cosa. Ma non avevo il loro amore. Non sapevano neppure che esistessi. Cresciuta dalle tate che cambiavano in continuazione. Un milione di facce che si sovrapponevano e non ne ricordavo neppure una. Non un ricordo di affetto in tutta l’infanzia.
Tranne uno.
Lo amai subito e fu devastante, nell’innocenza dell’adolescenza donai tutta me stessa. Senza maschere, senza falsità, per la prima volta aprì il mio cuore a qualcuno. E lui mi distrusse.
A lui non interessava chi fossi, chi ero, quali erano i miei sogni o i miei desideri. Ero solo un bel corpo.
Mi prese, mi usò, senza neppure tanta delicatezza e mi lasciò.
E così il vuoto dentro me crebbe scatenando il potere del fuoco.
Da qual giorno la mia vita fu solo fuoco e sesso. Senza sosta.
Perchè nulla aveva importanza, non credevo in niente. In nessuno.
Fino al giorno in cui mi fu spiegato quale era il mio posto.
E ora, per la prima volta, sto iniziando a sentirmi a casa.
Ma ho paura, paura di ammettere di aver bisogno di loro.

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