I Messaggeri di Hermes

I Messaggeri di Hermes

Mi svegliai con un senso di nausea e mal di stomaco.
Lillith aveva ricordato. Lo sentivo. E mi faceva male.
Se avessi avuto qualcosa nello stomaco avrei vomitato.
E’ la fine pensai. L’ho persa.
Sentìì lo strappo nella mia anima nel momento in cui varcò la dimensione di Sabbath.
Non ce la facevo. Non riuscivo a credere che tutto fosse finito così.
Mi alzai. Era passata dal varco del parchetto.
Dovevo vedere il suo volto al rientro.
Non sarei andato in quella dimensione a riprenderla stavolta.
No. Non era giusto. Era la sua scelta.
Qualsiasi cosa avesse scelto io l’avrei accettata. Anche se mi avrebbe distrutto.
L’attesa era snervante, dolorosa, soffocante.
Ogni minuto sembrava un eternità e lacerava il mio cuore.
Sentìì il suo profumo prima che lei apparisse davanti a me.
L’amavo. L’amavo nel profondo. Da quel giorno di tanti secoli prima, ma lei non lo ricordava ancora.
E ogni volta che ritornavamo insieme io mi innamoravo di nuovo di lei. Anche se con aspetti diversi, con caratteri diversi sempre in evoluzione, io non potevo fare a meno di innamorarmi. La sua anima era così luminosa che l’avrei riconosciuta sempre, tra mille, anche se fossimo stati divisi dalle dimensioni.
E in ogni vita lei sapeva stupirmi in modo diverso.
Ma forse ora l’avrei persa per sempre. Forse era pronta per tornare da lui, alla sua vera casa.
Non volevo leggere questo nei suoi occhi ma non potei fare a meno di guardarla.
Era un bisogno fisico, come respirare.
<< Lo sapevo che mi avresti aspettato qui >>
Mi disse con tenerezza e mi sentì morire dentro. Mi sorrise e cercai con tutto me stesso di fare altrettanto.
<< Sei andata da lui? >>  non volevo imprimere il mio dolore in quelle parole, ma non ci riuscì.
<< Si. Ho ricordato >>
In quel momento sarei morto. Non avevo più un cuore. Il gelo si era impossessato di me.
<< Ma per me non è ancora l’ora di tornare >>
Cosa? Non afferrai subito quelle parole.
La sua mano, così delicata e morbida, accarezzò la mia guancia ispida per la barba non fatta.
L’altra mano toccò il mio petto e il suo calore raggiunse il mio cuore che sembrò tornare a battere. Si mise in punta di piedi per raggiungere il mio volto.
Ero paralizzato. Non capivo.
Poi le sue labbra si appoggiarono alle mie. Il loro sapore, la morbidezza e il calore mi fecero tornare vivo.
Era tornata. Era tornata e voleva stare con me.
Stavo per piangere e ringraziai il cielo perchè lei aveva gli occhi chiusi e non poteva vedermi.
La baciai come se fosse fatta di cristallo, come se si potesse rompere e svanire.
Lei ricambiò il mio bacio, all’inizio con tenerezza, ma poi la sua lingua toccò le mia labbra dischiuse e persi il controllo. Totalmente.
La strinsi a me come se potessi inglobarla, farla diventare parte di me. Avvolgerla completamente. E la baciai fino a farle mancare l’aria.

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