17lastella

Perché la gente ha rinunciato a sperare. E dimentica i propri sogni. Così il Nulla dilaga

POV MARC – (pensieri su una piuma) il bacio

I Messaggeri di Hermes

I Messaggeri di Hermes

Era andata da lui e io non potevo raggiungerla subito.
Stavo facendo delle foto su un caso di furto finito male e non potevo abbandonare tutto e tutti per correre da lei.
Anche se avrei voluto farlo.
Ogni volta che passava nella sua dimensione un coltello mi feriva il cuore.
Era diretto. Arrivava prima il dolore che la percezione di dove si trovasse.
Aveva usato il varco della spiaggia. Come mai era lì? Al mare?
Dovevo finire in fretta il mio lavoro. Dovevo raggiungerla.

Quando finalmente mi liberai volai sulla moto, non fisicamente con le mie ali. Me ne andai senza nemmeno salutare i polizziotti che conoscevo. Avevo paura. Una paura folle di perderla.
Stava arrivando la tempesta di sabbia in quella dimensione, possibile che ci fosse andata senza controllare nel computer? Non si poteva tornare indietro durante la tempesta. Interferiva coi passaggi dimensionali, era pericoloso. Si rischiava di perdere l’orientamento e di vagare da una dimensione all’altra, e lei non aveva molto orientamento nemmeno qui sulla Terra.
Lasciai la moto dove la mettevo sempre quando andavo al mare. Entrai nella cabina di cortesia della spiaggia per non farmi vedere dai turisti. Appena i tre soli mi scaldarono il viso aprì le mie ali e volai con tutta la forza che avevo in corpo.

Salì le scale due a due, quasi all’ingresso della casa di Sabbath sentì le loro voci e mi fermai pietrificato.
<< Lilith rimani con me>> era la Voce di Sabbath. Un fuoco iniziò ad ardere nel mio stomaco risalendo nel corpo fino a giungermi alla testa. Rabbia. Pura e devastante rabbia.
Mi fermai sulla soglia in tempo per vedere Lily che si liberava dalle braccia di Sabbath. Strinsi i pugni perchè in quel momento volevo picchiarlo. Fargli male. Molto male.
<< Non posso…Sabbath io non ti amo. Lasciami andare>>
Lui mi vide e non si stupì. Del resto sapeva, sapeva tutto quanto. Dell’amore che provavo per lei da sempre.
<< Dunque lo ami?>> le disse.
in quel momento il sangue nelle vene mi si gelò. Volevo sentire anch’io quella risposta. Smisi di respirare.
<< A chi ti riferisci?>> lei rispose e il mio cuore andò in mille pezzi. La mia mente si svuotò del tutto e desiderai non essere lì, di non aver udito quella risposta.
Sabbath tornò a guardarmi e le disse semplicemente << A lui>> e compresi che lei non mi aveva ancora visto. Che forse non tutto era perduto, che non mi ero illuso e che provasse qualcosa per me.
<< Lilith andiamo >>  allungai la mano. Vieni amore mio, vieni ti prego<< Prima che la tempesta arrivi>>
<< Tu che ci fai qui?>> la sua voce era incrinata. Cosa le potevo rispondere? Che ero lì perchè l’avevo sentita attraversare la dimensione ed ero geloso, talmente geloso da non riuscire a controllare nemmeno la mia mano, che ora tremava ansiosa di sentire il calore della sua.
<< Vuoi rimanere qui?>> mi accorsi di aver parlato con rabbia, no non riuscivo più a controllarmi. Ancora poco e l’avrei presa di peso e portata via con me. E non era giusto. Lei non era una mia proprietà. Mi stavo comportando da stronzo. E mi detestai.
In quel momento lei prese la mia mano. Il suo tocco fu come un balsamo per le mie emozioni. Mi calmai subito. La rabbia defluì dal mio corpo e ci ritrovammo in spiaggia.

Cosa avevo fatto? Perchè ero andato a prenderla? Lei poteva andare dove voleva, chi ero io per permettermi di decidere della sua vita? Mi ero lasciato guidare solo dalle emozioni senza preoccuparmi di lei, dei suoi desideri, dei suoi bisogni. Ero un mostro. Egoista.
Mi accorsi che aveva parlato solo dopo che pronunciò il mio nome. Cosa aveva detto? Se avevo sentito tutto. Eh..si… e il ricordo riaccese in me la rabbia. No!
<< Volevi davvero rimanere là con lui?>> Voltai lo sguardo verso il mare, verso le onde. Dovevo controllarmi. Sentivo le scapole pizzicare. Stavo perdendo il controllo di me stesso fino a questo punto? Fino ad aprire le ali senza varcare le dimensioni?
<< No certo che no!>>quasi urlò. La sua voce aprì una breccia nel mio petto e mi scostai da lei. Un fuoco mi stava devastando. Dovevo controllarmi. Dovevo distrarmi.
Stava piovendo? Non me ne ero accorto. Ero bagnato fino nelle ossa e non mi ero nemmeno accorto che stava piovendo. Fino ad ora.
Guardai Lily. Non l’avevo ancora fatto. Avevo paura dei suoi occhi sinceri. Tanta. Temevo di leggerci disgusto per me, per la mia reazione.
I capelli sciolti le ricadevano sulle spalle bagnati, goccioline di pioggia erano attaccate alle sue ciglia e i suoi occhi… non mi stava guardando con ribrezzo, no. Erano spalancati, in attesa…in attesa di cosa?
Abbassai lo sguardo per pensare, perchè fissarla negli occhi me lo impediva, e notai solo allora che era in costume. Un bikini arancione.
Fu peggio.
Non ero più arrabbiato o disgustato di me stesso, ora ero totalmente travolto da un mare di sensazioni eccitanti e distruttive. La mia parte razionale se ne andò lasciandomi devastato dal desiderio di toccarla, di baciarla e … tante altre cose che era meglio non pensare.
<< Dai andiamo al riparo>>se restavamo lì sarei crollato << e poi è meglio che ti copri che sei ancora in costume e prendi freddo>> vestiti ti prego, vestiti ti prego.
<< No.>>
<< No?>> le risposi di rimando in automatico. Totalmente stupito da quella risposta. No a cosa? Ero perso, non riuscivo neppure a fare una conversazione sensata.
<< Stavolta parliamo>> e puntò i suoi occhi nei miei <<Come mai sei venuto lì?>>
Oh cavolo. Non me l’aspettavo . La mia mente era una tabula rasa. Vuota.
<< … ti ho sentita…>>  ecco… come spiegare? Mi passai la mano tra i capelli per schiarirmi le idee. Le dovevo dire la verità? Che l’amavo? Non l’aveva già capito da sola?
Era impossibile che non avesse capito dopo tutto quello che era successo. Cosa voleva sentirsi dire allora? Che ero un mostro che pensava di rapirla e di portarla su un’isola deserta per poter godere solo lui della sua compagnia?
<< Ti ricordi che una volta tu mi dicesti che quando stavi male io arrivavo? In verità … io ti sento, sento se soffri, se sei in pericolo e … so sempre dove ti trovi nelle dimensioni>>
Sempre… so sempre dove sei.
Una ciocca di capelli, pesante per l’acqua, le cadde sul viso. Automaticamente gliela sistemai dietro l’orecchio e le accarezzai la guancia. Il desiderio di toccarla era troppo forte perchè io potessi controllare ancora a lungo il mio corpo. E forse non volevo più controllarmi. Volevo cedere del tutto.
<< Quindi sei venuto perchè stavo soffrendo? Ma stavolta non era così… non ero in pericolo e non stavo male>>
Lo so. Lo so. Ero io che stavo male.
<< Marc…dimmi la verità ti prego>> i suoi occhi imploranti mi trafissero e cedetti. Totalmente. Come un fiume che rompe gli arigini le urlai contro tutto il mio dolore, il mio desiderio, la mia sofferenza e poi…poi lei mi destabilizzò di nuovo.
<< Marc tu hai sentito quello che ho detto a Sabbath?>>
Si che l’avevo sentito. Si. Come un pugnale.
<< Si. E non gli hai risposto>>  era l’ora della verità. Ormai non potevamo più nasconderci. Non potevo più reprimere ciò che avevo dentro.
<< Tu cosa provi per me?>>  mi chiese con un filo di voce.
<< Continui a non rispondere Lily>> fu immediata la mia risposta. Non passò nemmeno per il cervello. Uscì dalle mie labbra senza che io lo volessi. O forse era proprio il contrario, lo desideravo così tanto.
<< Ho paura di un rifiuto>> la sua voce era roca.
Di un rifiuto? Di non piacermi? Davvero era convinta di questo? Mi accorsi di sorridere solo quando vidi i suoi lineamenti distendersi. Era spaventata. Aveva paura che io non l’amassi.
Assurdo.
E vero.
Mi avvicinai a lei, a pochi millimetri dal suo corpo caldo e invitante.
Allungò una mano esitante e la mise sul mio petto e mi aprì il cuore. I suoi occhi mi dicevano che potevo, potevo amarla senza paura.
Guardai le sue labbra e queste si schiusero come un fiore . E la baciai. Finalmente.
Era davvero morbida e dolce. Una scossa elettrica attraversò il mio corpo e desiderai di più. La strinsi a me. I nostri corpi si toccarono e lei mi accarezzò i capelli.
Le mie mani scesero dalla sua nuca alle spalle e le passai le punta delle dita sulla pelle, seguendo la colonna vertebrale. Giù, sempre più giù.  Lei emise dei suoni celestiali che fecero vibrare ogni cellula del mio essere e desiderai che quel momento non finisse mai.

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5 pensieri su “POV MARC – (pensieri su una piuma) il bacio

  1. belloooo

  2. leggo anche questa puntata – non so quante ne ho perse – E l’ho trovata intrigante per questi scambi tra il reale e l’immaginario.
    Scrivi veramente bene.
    Un caro saluto

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Fin dai tempi delle scuole medie, ho adottato un modo di alzarmi da letto la mattina senza che il peso del risveglio mi annientasse. Si tratta di una cosa semplicissima: come prima cosa al risveglio, penso a qualcosa di positivo che mi attende per la giornata. Niente di impegnativo, il pensiero può anche essere banale, ciò che conta è che mi dia il buonumore! Ho pensato di raccogliere i miei pensieri giornalieri in questo blog, un piccolo riassunto di piccole cose belle, a cui magari attingere nei periodi di affanno…

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