I Messaggeri di Hermes

I Messaggeri di Hermes

Rimasi sola con Sabbath. Dopo i discorsi fatti con Jemina non sapevo come comportarmi.
Lui si alzò e si avvicinò a me,mi mise le mani sulle spalle e iniziò a massaggiarmele.
<<Mi sembri tesa>> mi tolse una ciocca di capelli dalla fronte << Il tuo aspetto umano è molto grazioso, anche se io preferisco quello vero>>
<< Forse è il caso che vada anch’io>> cercai di sfuggire alle sue mani.
<< Meglio di no. Sta per arrivare la tempesta di sabbia, non ti conviene rischiare ora. Le tempeste influiscono con gli spostamenti, lo sai … Rimani qui con me. Durerà solo tre giorni>>
<< No Sabbath devo rientrare>> Mi allontanai da lui ma di colpo mi bloccò e mi abbracciò. Non sapevo più cosa fare.
<< Lilith rimani con me>> mi sussurrarono le sua labbra al mio orecchio.
<< Non posso…Sabbath io non ti amo. Lasciami andare>> e mi divincolai dal suo abbraccio.
<< Dunque lo ami?>>
Possibile che tutti sapevano?
<< A chi ti riferisci?>> Finsi di non capire.
<< A lui>>
Mi accorsi che guardava qualcuno oltre  me. Mi voltai e vidi Marc che ci guardava a pugni chiusi. I suoi occhi blu erano due fessure scintillanti.
Volevo sprofondare. Quanto aveva sentito del discorso?
<< Lilith andiamo >> mi allungò la mano << Prima che la tempesta arrivi>> la sua voce era glaciale.
<< Tu che ci fai qui?>> da dove mi usciva questa terribile voce stridula?
Non rispose. Il suo sguardo saltò da me a Sabbath per tornare su di me nuovamente.
<< Vuoi rimanere qui?>> mi disse spazientendosi.
No che non volevo!
Mi avvicinai a lui e gli strinsi la mano. Mi voltai a guardare Sabbath e vidi il suo viso triste e sconsolato svanire. Mi sentivo spezzata in due. Felice che Marc fosse venuto a prendermi ma triste e dispiaciuta per l’espressione di Sabbath.
Ci ritrovammo sotto l’acqua in spiaggia.
Rimasi lì ferma sotto la pioggia. Marc, in piedi davanti a me, mi teneva ancora la mano.
<< Hai sentito tutto?>>
Non mi rispose. Teneva lo sguardo basso e non mi guardava negli occhi.
<< Marc…>>
<< Volevi davvero rimanere là con lui?>> voltò il viso verso il mare mosso, cercando di non guardarmi.
<< No certo che no!>>
Mi lasciò la mano. Un pugnale mi trafisse il petto.
<< Dai andiamo al riparo>> la sua voce era tornata dolce  << e poi è meglio che ti copri che sei ancora in costume e prendi freddo>> si voltò a guardarmi , vidi una strana luce negli occhi e non compresi cosa fosse. Non potevo lasciar perdere di nuovo. Non stavolta. Dovevo sapere. Non potevo più vivere sospesa sul filo delle mie emozioni come un’acrobata.
<< No.>>
<< No?>> Stupito si fermò e mi fissò negli occhi. Strinse la mani a pugno, si stava arrabbiando di nuovo?
<< Stavolta parliamo>> non potevo continuare così, il mio cuore non avrebbe retto a lungo questa situazione <<Come mai sei venuto lì?>>
Silenzio. Solo il mio cuore che martellava nel petto e la pioggia.
<< … ti ho sentita…>> sciolse i pugni e si passò una mano sulla fronte scostando i capelli bagnati. Avrei voluto mettere le mie dita in quei capelli.
<< Cosa? >>
<< Ti ricordi che una volta tu mi dicesti che quando stavi male io arrivavo? In verità … io ti sento, sento se soffri, se sei in pericolo e … so sempre dove ti trovi nelle dimensioni>> allungò la mano per sistemarmi una ciocca di capelli dietro l’orecchio. La sua mano indugiò sulla mia pelle e mi accarezzò la guancia. Sentii un brivido scorrere e dove mi aveva sfiorato l’elettricità continuava a farmi formicolare la pelle.
<< Quindi sei venuto perchè stavo soffrendo? Ma stavolta non era così… non ero in pericolo e non stavo male>> ero solo un pochino a disagio.
Di nuovo silenzio. I suo occhi non si staccavano dai miei.
<< Marc…dimmi la verità ti prego>>
Sospirò. Serrò la mascella.
<< E cosa ti devo dire! Che sono geloso di Sabbath e che non ce la faccio più a vederti con lui? Che temo che tu possa rimanere a vivere con lui e non tornare più con me? Che sento quando lo vedi e che mi fa male?>>
Rimasi stordita dalle sue parole  quasi urlate, era geloso? Marc era geloso di Sabbath? E soprattutto era geloso di me!
<< Marc tu hai sentito quello che ho detto a Sabbath?>>
<< Si. E non gli hai risposto>>
Vero. Dovevo dirglielo? Ero in panico. Avevo iniziato io il discorso, volevo la verità e ora che dovevo esser sincera io per prima mi mancavano le forze.
<< Tu cosa provi per me?>>Cosa gli ho chiesto? Ma sono stata davvero io? O era una voce fuori campo? La voce narrante magari, come nei film. Oddio stavo delirando.
<< Continui a non rispondere Lily>>
<< Ho paura di un rifiuto>> dissi così di botto, tutto di un fiato, e mi sentì diventare di pietra. Lo guardai terrorizzata temendo di leggere una risposta negativa sul suo volto.
Le sue pupille si dilatarono per la sorpresa e… sorrise. Il suo viso si illuminò di gioia. Si avvicinò a me, il mio cuore smise di battere, mi appuntai mentalmente di andare a fare un elettrocardiogramma, con tutte le emozioni di quell’ultimo anno di sicuro l’avevo rovinato. Stavo di nuovo delirando mentalmente. Faticavo a far accettare ai miei occhi l’immagine che stavo vedendo. La pioggia ci aveva completamente bagnato, la maglietta bianca gli aderiva al petto e si vedevano i suoi muscoli. Desiderai toccarlo e la mia mano si mosse senza che io me ne rendessi conto. Lo sentì tremare al mio tocco.
Il suo viso si avvicinò al mio. I suoi occhi non lasciarono mai i miei. Mi accarezzò la guancia con la mano e, seguendo i miei lineamenti col dito, giunse fino alle mie labbra. Sentivo il suo respiro sulla mia pelle. Una scossa elettrica scosse il mio corpo. E mi baciò.
Un bacio dolce, che sapeva di cioccolato fondente, e caldo. Qualcosa dentro di me esplose, un fuoco iniziò a bruciare nel mio petto, e mi dimenticai del mondo circostante. Per me esistevamo solo noi due, I nostri corpi che si toccavano.
Le sue braccia mi circondarono e mi strinse forte a se. La mia mano salì verso la sua nuca e finalmente toccai i suoi capelli bagnati come avevo tanto desiderato fare.
Ci baciammo a lungo sotto l’acqua e quando ci staccammo senza fiato rimanemmo a fissarci negli occhi senza dire nulla.
Ci incamminammo verso le cabine mano nella mano.
Lui rimase fuori ad aspettarmi sotto la tettoietta mentre mi toglievo il costume e mi rivestivo.
Uscìi dalla cabina in preda ad un tumulto di emozioni che mi stordivano, mi sentito euforica come se avessi bevuto qualcosa di alcolico, e lo guardai. Rimasi in apnea per qualche secondo osservando i suoi lineamenti.
Ero imbarazzata e non sapevo più cosa dire.
Continuava a piovere.
Marc guardava il cielo. Poi si girò verso di me e mi sorrise con dolcezza, i suoi occhi si illuminarono. Un brivido mi corse lungo la schiena e sentii caldo. Sicuramente le mie guance erano roventi.
Mi prese la mano e mi tirò  verso di se. Mi baciò sulla fronte vicino all’attaccatura dei capelli, stringendomi forte al suo petto. Con gli occhi chiusi ascoltavo i battiti del suo cuore.
Rimanemmo lì abbracciati finchè non smise di piovere.

Tornammo dalla spiaggia passando per la dimensione di Angela, che appena ci vide sorrise, “Era ora”.
Possibile che si vedeva così chiaramente quello che era successo? Mi toccai una guancia e mi accorsi che stavo sorridendo.  Probabilmente mi era venuta una paresi, come Jocker di Batman.

Salutai Marc davanti alla pensione, ero totalmente svanita, forse ero sotto qualche droga e non lo sapevo. Il mondo mi sembrava così sfuocato e tutti i suoni erano ovattati. Marc mi prese la mano e se la portò alla bocca, mi baciò il palmo con dolcezza, chiudendo gli occhi. Poi mi sorrise, spostò la mia mano sul suo cuore, e mi baciò di nuovo.
Rientrai in camera in stato di trance. Era successo davvero ?

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