17lastella

Perché la gente ha rinunciato a sperare. E dimentica i propri sogni. Così il Nulla dilaga

Il dio delle foreste – parte 2

I Messaggeri di Hermes

I Messaggeri di Hermes

Quando svegliai, il mattino successivo, accanto al mio letto c’era seduta Simone e vicino alla finestra Sonia. Dei fiori stavano sul mio comodino.
<< Quelli te li manda il tuo ammiratore che vive su una lunga spiaggia>> mi disse Sonia. Sabbath, sicuramente erano suoi.
<< Come stai?>> mi chiese Simone.
<< Meglio >> cercai di mettermi a sedere e, con mia sorpresa, ci riuscii.
Vidi che Sonia guardava fuori dalla finestra con aria accigliata. Si aprì la porta della mia camera ed entrò Jemina.
<< Tutto bene malatina?>>
<< Si grazie. Che c’è Jemina?>> Anche il suo sguardo era preoccupato.
<< Niente >> ma era una bugia. Chi c’era là fuori?
<< Simone, mi porteresti un the caldo?>>
<< Certo tesoro! Vado subito>>
Aspettai che lei uscisse prima di parlare.
<< Allora?>>
<< Sono qui fuori>> mi disse Sonia.
<< Gli uomini in nero?>>
Mi fece cenno di si con la testa. Mi sembrò di avere freddo.
Simone rientrò col mio the e lo bevvi lentamente. Dovevo convincerla ad andare via, se gli uomini in nero fossero entrati nella stanza lei sarebbe stata in pericolo.
Anche Sonia e Jemina pensavano la stessa cosa perché cercarono di convincerla a tornare a casa a riposarsi un po’. Ma lei non cedette.
Iniziò l’orario di visite mediche, Sonia e Jemina furono costrette ad uscire. Simone rimase con me e il dottore.
Mi avrebbero dimesso il giorno successivo. I miei esami del sangue erano perfetti e mi stavo riprendendo velocemente. Non c’era motivo di trattenermi ulteriormente in ospedale, però mi consigliò di non tornare al lavoro per qualche giorno. Dovevo riposare.
Simone e il dottore si avviarono verso la porta della mia camera e lei gli chiese se era il caso che mi lasciasse a casa da sola visto che doveva partire per lavoro, il dottore la rassicurò , sicuramente non si sarebbe più verificato un altro episodio del genere.
Appena il dottore si chiuse la porta dietro alla schiena, uscendo con Simone in corridoio, due figure in nero apparvero davanti ad essa.
Ero in pericolo. Mi alzai dal letto con l’intenzione di passare in un’altra dimensione ma non feci in tempo. Uno di loro mi prese per il braccio e il suo tocco mi provocò un dolore fortissimo. Come mille aghi ghiacciati che si infilavano nella mia pelle. Mi morsi il labbro per non urlare. Non volevo attirare l’attenzione di Simone. Non potevo metterla in pericolo.
L’uomo che mi aveva preso mi bloccò torcendomi un braccio dietro alla schiena, l’altro si avvicino è mi aprì la camicia strappandola. Appoggiò la sua mano tra i miei seni e iniziai a tremare come se avessi un attacco di epilessia. Caddi in ginocchio. Un dolore fortissimo mi trafisse il cuore e sentì qualcosa staccarsi da me, come un peso che mi usciva dal petto.
Una luce ci avvolse, l’uomo dietro di me lasciò la presa e l’altro cadde lontano scaraventato contro la parete. Qualcosa rotolò sul pavimento.
Venni sollevata da terra e mi ritrovai in braccio a Marc, le sua candide ali erano spiegate e, per la prima volta da quando lo conoscevo, vidi la rabbia sul suo volto. Le labbra erano serrate, la mascella tesa, i muscoli pronti per l’attacco.
<< Marc… l’oggetto è là per terra>> e gli indicai l’angolo della stanza.
<< Non preoccuparti. Pan lo sta prendendo.>> non distolse gli occhi dai due uomini in nero.
Uno di loro si lanciò verso l’oggetto ma non riuscì a raccoglierlo perché una piccola e veloce figura prese quella sfera nera e svanì nel nulla.

Stavolta gli uomini in nero non svanirono avendo perso la battaglia ma si scagliarono su Marc e me. Lui non si mosse, mi strinse tra le braccia per proteggermi il più possibile e una luce uscì dal suo petto e mi trapassò. La sentì sulla mia pelle, calda e avvolgente, poi entrò in me riscaldando ogni mia cellula togliendomi quel senso di freddo che mi avevano lasciato i due uomini in nero. La sfera di luce uscì dal mio corpo lasciandomi una strana sensazione di pace e di qualcosa che conoscevo fin troppo bene, ma che non riuscivo a ricordare. La luce finì addosso ai due uomini e li vidi dissolversi come fumo.
Marc si calmò, fece un profondo respiro, si trasformò nuovamente, e mi rimise a letto coprendomi col lenzuolo. Appena in tempo. Simone rientrò in camera.
<< Ciao Marc. Ma quando sei arrivato? Ero qui in corridoio e non ti ho visto passare>>
<< Ho visto che eri occupata a chiacchierare col dottore e non ho voluto disturbarti.>>
<< Ah >> alzò un sopracciglio dubbiosa.
<< Lily>> Marc si abbassò sul letto per guardarmi in viso, ma in modo tale che Simone non vedesse il suo volto << Va tutto bene? Stai bene? Ti fa male qualcosa?>>
<< No Marc sono ok. Agitata ma sto bene. >>
<< Sicura? >> i suoi occhi non si scollavano dai miei. Il suo volto era a pochi centimetri dal mio.
<< Si. Ora il pericolo è passato, giusto?>> mi accorsi di stritolare nervosamente il lenzuolo con le mani.
<< Si. >> disse buttando fuori l’aria dai polmoni <<L’oggetto è in mano nostra e tu sei guarita>> mi sorrise dolcemente, poi il suo sguardo perse quella sicurezza che sempre trasmetteva <<Io.. stavolta ho temuto di perderti… di non poterti più rivedere… e…>>
<< Marc!>>Lui si voltò di scatto. Jemina entrò come una furia nella camera. Era pallida.
<< Dobbiamo andare. Ho mandato avanti Sonia con P… con lei, però non sono tranquilla>>
<< Vengo.>> rispose con un sospiro di frustrazione, poi tornò a guardarmi e mi posò  le sue labbra calde e morbide sulla fronte, rimase in quella posizione per qualche secondo. Il mio cuore fece un balzo e smise di battere <<Ciao Lily>> mi accarezzò la guancia e si alzò.
<< Ciao Simone>> disse mentre richiudeva la porta dietro di sé.
<< Ciao>> li salutammo in coro.
<< Come stai tesoro? Sai passata da un pallido cadaverico ad un delizioso e salutare rosso peperone>> e scoppiò a ridere divertita.
<< Cre… credo che dormirò un pochino>>
In realtà non avevo sonno, ero agitatissima per quello che era appena successo, ma se Simone avesse visto la mia camicia da notte strappata avrebbe pensato qualcosa che sicuramente non era positivo.

Ripensai alla sfera nera, era uscita dal mio cuore. Ne ero certa. Ero stata scelta dall’oggetto perchè soffrivo pene d’amore? Perchè il mio cuore era una facile “preda”? Gli oggetti “sceglievano” consapevolmente chi colpire?

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Un pensiero su “Il dio delle foreste – parte 2

  1. stranekind in ha detto:

    mi piace la gente che sa arrossire! Un saluto per le vacanze.

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(perché un pendolare napoletano sa quando parte, ma non sa quando arriva)

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Un motivo al giorno per svegliarsi di buonumore

Fin dai tempi delle scuole medie, ho adottato un modo di alzarmi da letto la mattina senza che il peso del risveglio mi annientasse. Si tratta di una cosa semplicissima: come prima cosa al risveglio, penso a qualcosa di positivo che mi attende per la giornata. Niente di impegnativo, il pensiero può anche essere banale, ciò che conta è che mi dia il buonumore! Ho pensato di raccogliere i miei pensieri giornalieri in questo blog, un piccolo riassunto di piccole cose belle, a cui magari attingere nei periodi di affanno…

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