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Perché la gente ha rinunciato a sperare. E dimentica i propri sogni. Così il Nulla dilaga

Il dio delle foreste – parte 1

I Messaggeri di Hermes

I Messaggeri di Hermes

E’ talmente buio che non vedo nemmeno il mio corpo.
La luce si fa sempre più grande e alla fine illumina tutto. Ora sono nella luce e di nuovo non vedo niente.
Che male alla gola!
<< Lily! Oh Lily mi senti? Riesci a sentirmi?>>
E’ la voce di Simone, ma che ci fa lei qui?
Cerco di aprire gli occhi e vedo il suo viso. Sta piangendo.
Voglio chiederle spiegazioni ma mi accorgo che non riesco a parlare, la gola mi fa molto male e sento un sapore orribile in bocca.
Muovo la mano per toccarle il viso e vedo che da essa scendono tanti fili.
Una flebo?
Mi guardo intorno e capisco che mi trovo in ospedale, ma come sono finita qui?
Cerco di nuovo di parlare ma non ci riesco.
<< Non ti sforzare Lily, eri intubata. Per un po’ non riuscirai a parlare>>
Guardo Simone con aria interrogativa: intubata? Ma cosa è successo?
<< Sei stata in coma per tre giorni Lily. I dottori non capivano cosa avessi: nessun trauma cranico, niente. Seth ha detto loro che sei svenuta dicendo che non riuscivi a respirare. Ma non ti hanno trovato nulla… ci hai fatto prendere un bello spavento sai?>>
E pianse ancora un po’. Cercai di sorriderle ma mi facevano male persino i muscoli della faccia.
<< Guarda Lily, oltre il vetro. Ci sono tutti>>
Volsi lo sguardo dove indicava Simone e riconobbi Marc, Seth, Dozineth, Albert, Jemina, Elizabeth e perfino Sonia!
Ma cosa era successo? In coma da tre giorni?
<< Lily mi dicono che devo uscire. Nel pomeriggio ti porteranno in reparto. Ci vediamo dopo. Ok?>>
Le feci di cenno di sì con la testa. Solo quel piccolo movimento mi stancò tantissimo, e mi addormentai prima che lei fu uscita dalla camera di rianimazione.

I Messaggeri di Hermes

I Messaggeri di Hermes

<< Certo che ci hai fatto prendere un bello spavento >>
Seth e Marc furono i primi a venirmi a trovare nel pomeriggio. Erano riusciti a convincere Simone a dormire un po’. Marc aveva la faccia stravolta, era bianchissimo e notai che non si faceva la barba da qualche giorno. Repressi il forte desiderio di toccargli il viso per sentire il pizzicorio di quella peluria,  appena accennata, sulle mani.
<< Ma cosa è successo? >> faticavo a parlare, ma riuscivo almeno a pronunciare qualche parola con un filo di voce. Un ‘orribile voce rauca, per la precisione.  Ero talmente debilitata che non stavo nemmeno seduta. Mi girava la testa. Eppure già non ne potevo più da stare in ospedale.
<< L’oggetto è entrato in te >> disse una voce femminile.
Chi aveva parlato?
Vidi un movimento dietro Marc e una piccola creatura si avvicinò al mio letto.
Era come mi aveva descritto Seth: corna, naso camuso, piedi caprini e la coda, niente barba. E visto cosa aveva al posto del petto villoso,  sicuramente era una femmina.
I capelli (o peli?) erano rossi e aveva due occhi verdi enormi. La voce era un po’ rauca, sicuramente meno della mia.
<< Quando Seth è tornato con te in braccio lei vi ha seguito>>
<< Ho visto che l’oggetto che voi cercavate di recuperare ti è entrato dentro.>>
<< Come mi è entrato dentro?>>
<< Si è piccolissimo>>
<< Lily crediamo che sia simile ad un battero>> Marc si sedette sul bordo del mio letto.
<< E come facciamo ora?>> quel coso era dentro di me?
<< Stiamo cercando di capirlo>>
Non mi fu di molto sollievo quella frase, penso che Marc lo capì dalla mia espressione perché mi prese la mano tra le sue.
<< Cercherò di aiutarvi per quanto posso>>
<< Come ti chiami?>> le chiesi.
<< Da noi non si usa dare un nome. Come vorresti chiamarmi?>>
<< Dovrei scegliere io il tuo nome?>>
<< Si. Io vi ho seguiti da quando siete arrivati sulla nostra dimensione. L’ho fatto perché mi sei piaciuta subito. Ho anche accettato di diventare un messaggero come te. Quindi sceglimi il nome che porterò. Per favore>>
Quindi lei era un nuovo messaggero, e aveva scelto di diventarlo solo perché mi trovava simpatica? Assurdo. La fissai nei suoi incredibili occhi per convincermi che dicesse la verità. Non era di certo uno sguardo impaurito il suo. Anzi mi dava l’impressione che fosse una tipa sveglia. Prima Sfera e ora lei,  il  mio fanclub iniziava a popolarsi, e non era piacevole. Anzi ero proprio a disagio.
<< Pan. Come il dio delle foreste.>> fu la prima cosa che mi venne in mente << Ti piace?>> dimmi di si perchè di pensare ad altro non ce la faccio. Proprio no. Tutto, tutto questo…è troppo.
<< Si…. da oggi mi chiamerò Pan>>
<<Bene Pan >> Seth le appoggiò una mano sulla spalla, per farlo dovette abbassarsi. << Lasciamoli soli e raggiungiamo Dozineth per cercare di scoprire come risolvere il problema>>
<< Va bene>> e così dicendo sparirono.
<< Dove sono andati?>> mi voltai di scatto a guardare Marc e fui investita da un senso di vertigine. Chiusi un attimo gli occhi.
<< A casa di Dozineth. Passando da un’altra dimensione>> notai solo in quel momento che mi stava tenendo ancora la mano tra le sue, col pollice iniziò a disegnare dei cerchi nel mio palmo. Era una sensazione piacevole.
<< Io non ho ancora capito bene come si viaggia di là.>> già il mio senso dell’orientamento è precario in questa dimensione, figuriamoci se ci aggiungo anche tutte le altre <<Cioè come sono le distanze. Nella dimensione di Sabbath, sia dalla spiaggia che da casa sua si arriva alla spiaggia nostra, però sempre da un punto della spiaggia sua si arriva vicino al parchetto del nostro villaggio… non capisco>>
<< E’ questione di abitudine. Vedrai che imparerai. Devi “sentire” dove ti trovi>>
<< “Sentire”…>> fosse facile. in questo preciso istante non ero nemmeno in grado di “sentirmi” in un ospedale e su un letto. Anzi l’unica cosa che continuavo a sentire era solo il piacevole movimento delle sue dita sulla mia pelle.
<< D’ora in poi faremo tutti dei turni per non lasciarti sola>>
Sola? Lo guardai incuriosita e lessi la risposta nei suoi occhi. E non mi piacque per niente.
<< Hai paura che gli uomini in nero possano rapirmi?>> istintivamente strinsi il lenzuolo con la mano libera, l’altra non l’avrei mai e poi mai tolta dalla sue.
<< Sinceramente…SI>>
<< Marc… io diventerò come una banshee? Come quella ragazza?>>
<< Non credo. Lo saresti già diventata… non so Lily… mi spiace non so cosa succederà>> mi accarezzò la testa e prese una ciocca dei miei capelli per giocarci.
Sospirai. Se fossi stata come la banshee a quest’ora il suo tocco mi avrebbe guarito. Come avremmo fatto a togliere l’oggetto dal mio corpo? Di colpo mi senti molto stanca, mi appoggiai ai cuscini. I miei occhi bruciavano, faticavo a tenerli aperti.
Marc iniziò ad accarezzarmi dolcemente la fronte, scendendo sulle tempie, e io mi addormentai sentendo il suo tocco sul viso. Caldo e rassicurante. Ero così stanca.

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5 pensieri su “Il dio delle foreste – parte 1

  1. stranekind in ha detto:

    Avvincente! Dai, continua così.🙂

  2. Sempre più belli questi racconti!

tiZ On the trAin

(perché un pendolare napoletano sa quando parte, ma non sa quando arriva)

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Fin dai tempi delle scuole medie, ho adottato un modo di alzarmi da letto la mattina senza che il peso del risveglio mi annientasse. Si tratta di una cosa semplicissima: come prima cosa al risveglio, penso a qualcosa di positivo che mi attende per la giornata. Niente di impegnativo, il pensiero può anche essere banale, ciò che conta è che mi dia il buonumore! Ho pensato di raccogliere i miei pensieri giornalieri in questo blog, un piccolo riassunto di piccole cose belle, a cui magari attingere nei periodi di affanno…

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