17lastella

Perché la gente ha rinunciato a sperare. E dimentica i propri sogni. Così il Nulla dilaga

Motoky e Jumba – Parte 1

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I Messaggeri di Hermes

Guardai negli occhi  Jemina e dopo pochi istanti ci ritrovammo nel buio, abbassai lo sguardo sui miei piedi, anzi no  zampe, dai quali partivano tanti fili colorati. Uno di questi si accese e brillò forte. Era la direzione da seguire per arrivare alla dimensione che volevamo.
Non mi mossi neppure. Guardai solo accendersi il filo e mi ritrovai lì, dove dovevo andare, con Jemina al mio fianco.
Ognuno di noi per viaggiare crea una propria immagine mentale, come una cartina geografica per le dimensioni. E’ diversa da persona a persona. La mia è come la tela di un ragno tutta colorata, ovviamente io sono il ragno.
Intorno a noi vi era solo vegetazione, talmente fitta da non riuscire a muoversi. Le mie ali rimasero impigliate a delle liane, così decisi di farle “sparire” come mi aveva insegnato Marc. Cercammo di camminare, ma facevamo davvero fatica entrambe.
Ad un certo punto la vegetazione sparì del tutto e noi ci trovammo ad osservare una landa desolata. Solo terra nera. Per chilometri e chilometri.
Una sagoma verde si avvicinò a noi, sembrava una gelatina fluttuante. Vedevo attraverso di lei.
“Salve. Io sono Motoki”
<< Salve. Noi siamo Lilith e Jemina. Siamo i messaggeri di Hermes>>
“Purtroppo arrivate tardi. Il nostro mondo sta sparendo”
<< Ci dispiace>> dicemmo in coro entrambe.
Motoki parlava telepaticamente, però a differenza di Angela e del suo popolo lui emetteva anche dei suoni. Quando parlava sembra di sentire in sottofondo lo scorrere dell’acqua, e la sua presenza mi creava forti emozioni. Tutte identificabili con la tristezza e la malinconia.
Guardai Jemina e mi accorsi che provava le stesse cose, e che i suoi occhi erano lucidi. Stava per piangere.
Involontariamente mi toccai il viso e mi accorsi che io lo stavo già facendo.
Era la sua presenza ad emanare tanta tristezza e questa ci stava avvolgendo.
Un’altra creatura verde si avvicinò a noi.
“Io sono Jumba. Vi conviene andare via da qui perché sta sparendo il nostro mondo”
<< E voi?>> chiesi
“Alcuni di noi hanno deciso di sparire con esso, altri invece se ne andranno su un’altra dimensione”
<< Capisco. Non possiamo fare nulla per voi?>>
“No. Però posso fare io qualcosa per te Lilith”
<< Che cosa?>>
“Noi ci siamo già incontrati una volta, tu non ricorderai. Eri con l’uomo della Sabbia”
<< L’uomo della sabbia?>>
<< Penso si riferisca a Sabbath Lily>> mi suggerì Jemina.
“Si. Lui. Noi lo chiamiamo l’uomo della Sabbia”
<< Raccontami. Se avete tempo prima che tutto scompaia>>
“Tempo ce n’è” disse Jumba
“Un’altra vita, un’altra dimensione, un’altra era” Motoki si mise a raccontare “voi eravate uniti in modo speciale. Tu eri sotto la sua protezione e apparentemente tu eri inutile alla sua esistenza. Difatti ti sentivi superflua, lui era grande e aveva molti poteri, ti aveva detto che tue eri uguale a lui ma tu non gli credevi.
Ti sentivi simile al popolo, non conoscevi la magia e non sapevi guarire le persone come faceva lui.
In realtà tu riempivi il suo vuoto, lui senza di te sarebbe rimasto solo. Voi avevate un ciclo evolutivo diverso dalla gente di quella terra, perché non eravate di quella dimensione.
Voi eravate i sopravvissuti di un mondo ormai distrutto che nessuno ricorda e vi eravate trasferiti su questo nuovo mondo in evoluzione.
Vedevate la gente morire di vecchiaia mentre voi eravate sempre giovani.
Viaggiavate molto per curare la sabbia.
Tutta la vita dipendeva dalla sabbia, se questa si fermava tutti sarebbero morti.
Il popolo non conosceva né l’acqua né le piante tanto amate da voi, e che avevate sul vostro monte.
Ci fu un periodo in cui il dio della sabbia, come veniva chiamato, decise che il popolo si era evoluto così fermò la sabbia.
Voi scendeste dal monte con le vostre piante e l’acqua, spostaste la sabbia e tutto diventò azzurro e verde, così il popolo della sabbia si tramutò nel popolo di Nettuno, da cui io discendo.
Ora il verde è quasi scomparso, così come allora anche il nostro mondo presto sparirà e noi ci sposteremo su un altro mondo.”
<< Quindi io ho vissuto qui?>>
“Si”
“Dobbiamo andare ora” disse Jumba “E’ giunto il tempo di trasferirci. Fareste meglio a tornare nel vostro mondo”
Di nuovo quella tristezza.

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2 pensieri su “Motoky e Jumba – Parte 1

  1. Che bellezza! Che coraggiosa e ben riuscita prova di scrittura! Ti leggo ancora…mia cara lachan!! Un bacione Elisa

tiZ On the trAin

(perché un pendolare napoletano sa quando parte, ma non sa quando arriva)

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