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Perché la gente ha rinunciato a sperare. E dimentica i propri sogni. Così il Nulla dilaga

I due mari – parte 1

I Messaggeri di Hermes

I Messaggeri di Hermes

Ero uscita talmente di corsa dal bar che avevo dimenticato la giacca. Stavo morendo di freddo. Mi venne in mente di passare nell’altra dimensione e di percorrere a piedi il tratto che mi mancava per arrivare all’albergo, però non avevo ancora capito bene come si faceva ad orientarsi. La rabbia mi passò e mi venne di nuovo la malinconia. Così Marc credeva che io fossi la classica ragazza che ci prova con tutti. Io non ero così. Non mi era mai successo di avere così tanti pretendenti. Tutto era successo da quando ero venuta qui. Simone è sempre stata più bella di me, più femminile e aveva sempre attirato tanti ragazzi. Io sono sempre stata “normale”.
Con Sabbath non era civetteria, io non provavo quel genere di attrazione per lui. Per me era come se fosse una persona di famiglia. Qualcuno che avevo perso e ora ritrovato. Non ricordandomi i miei genitori forse vedevo in lui un sostituto. Se lui mi amava non potevo farci niente. Oltretutto lui non era insistente come Albert. Beh forse perché “aveva tempo” per aspettare che io mi innamorassi.
Albert era troppo pressante. Io non lo amavo. Non sapevo più come farglielo capire.
E non potevo nemmeno dire “farò in modo di non incontrarlo più”  perché era impossibile.
Insomma l’unica persona che voglio è anche l’unica che non mi desidera affatto.
Buffa la vita.

Ero talmente immersa nei miei pensieri che non avevo guardato dove camminavo! E adesso dove sono?
Invece del viale alberato che costeggiava il mare mi ero addentrata nel paese. Mi voltai per tornare sui miei passi e picchiai il naso contro qualcosa. O qualcuno.
<< Ti ho trovata. Sempre imbranata eh?>>
Alzai gli occhi per vedere contro chi avevo urtato e mi ritrovai a fissare gli occhi color nocciola di Marc. Mi aveva seguito?
<< Tieni questa è la tua giacca>>
E me la mise sulle spalle, con un gesto dolcissimo.
<< Perché mi hai seguito?>>
<< Avevi dimenticato la giacca>>
<< Ah…>>
Le mie speranze erano andate in frantumi.
<< Dai ti riaccompagno in albergo. Visto che da sola ti perdi>>
<< Ah grazie…procediamo con gli insulti>>
<< Beh che non hai senso dell’orientamento è vero…per prima…invece…scusa>>
L’ultima parola la disse a bassa voce, talmente bassa che non mi sembrò di averla udita per davvero.
<< Scusa? Non ho capito bene>>
Raggiungemmo la famosa strada che costeggiava il mare e lui lo fissò per un po’ mentre camminavamo.
<< Ti ho chiesto scusa>> continuò a non guardarmi in faccia << La verità è che tu sei l’unica persona che può capire cosa significhi essere “diversi” e temo che tu possa rimanere a vivere con Sabbath>>
Questa è gelosia? Oppure è solo perché io sono l’unica che può trasformarsi come lui?
<< Io non voglio vivere di là. Simone è qui. Lei è la mia famiglia. E un po’ lo state diventando tutti voi>>
Marc si voltò finalmente a guardarmi e io arrossii. Accidenti a me! Perché non posso controllare il colore delle mie guance? Mi sorrise e il mio cervello andò in tilt.

I Messaggeri di Hermes

I Messaggeri di Hermes

Passai una notte agitata, molti sogni fecero capolino nella mia mente e alla fine mi svegliai più stanca di quando ero andata a letto. Sapevo di aver sognato qualcosa di importante, ma non mi ricordavo nulla.
Guardai le ore ed erano già le 10 del mattino.
Simone ormai stava lavorando già da un paio d’ore. Vista l’ora ormai la colazione era saltata. Mi alzai per farmi una doccia, vestirmi e scendere al centro benessere. Oggi avrei fatto un po’ la spettatrice. Non mi andava di andare in giro da sola.
Marc e Seth erano impegnati a sistemare i fondali per le foto. Al centro della piscina vi era una conchiglia enorme e al suo interno Albert imitava la Venere del Botticelli.
David, seduto sul bordo piscina, invece stava indossando una bellissima coda di tritone piena di brillantini.
Certo che come modelli erano veramente belli.
<< L’hai disegnata tu quella coda?>> dissi ad una indaffarata Simone che mi rispose di si con la testa, perché aveva gli spilli tra le labbra, mentre correva ad aiutare David. Non so se amava più lui o la sua creazione. Un bel dilemma!
Osservai il loro lavoro ancora per un po’, poi decisi che potevo permettermi il lusso di utilizzare il centro benessere. E mi diressi verso la sauna.
Sauna, bagno turco, idromassaggio e di nuovo sauna… che bella vita!
Ero seduta al caldo secco e chiusi un attimo gli occhi per assaporare quella pace. Li riaprii subito dopo e vidi due occhi rossi che mi fissavano. Il tempo di spaventarmi ed erano già spariti. Che cos’era? Senza accorgermi avevo varcato una dimensione? O qualcun altro era venuto qui? Possibile che non c’era un attimo di pace? La prossima volta mi sarei ritrovata qualche estraneo anche sotto la doccia?
Era meglio uscire dalla sauna,  rinfrescarmi un po’, e tornare dagli altri.
Mi alzai per uscire e il mondo intorno a me girò. Non avendo fatto colazione, forse, avevo esagerato con la sauna.
Riuscii ad aprire la porta ma le gambe mi cedettero. Non caddi a terra perché qualcuno mi prese al volo.
<< Ma cosa combini?>>
Era la voce di Marc.
<< Tu senti sempre quando sto male?>>
<< A dire il vero ero venuto a chiamarti perché ci avevano portato pizzette per tutti. Ma stamattina hai fatto colazione?>
<< No >>
<< Complimenti. Dai sciacquati la faccia mentre io ti sorreggo. Un po’ di fresco e ti riprenderai subito>>
In effetti l’acqua fresca mi aiutò molto. Le pizzettine di più.

<< Scusami>>
Albert si sedette vicino a me.
<< Ho capito di non essermi comportato bene con te. Sono diventato possessivo e insistente. Perdonami. Vogliamo ricominciare da capo come amici? Prometto che non ti infastidirò più>>
<< Affare fatto!>>
Gli allungai la mano per suggellare la promessa. Lui la strinse e mi sorrise .

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