Lento come la neve – 1 parte

I messaggeri di Hermes
I messaggeri di Hermes

Sono in un palazzo che non conosco e sto scappando perchè tutte le persone vengono prese e “trasformate”.
In pratica gli staccano l’anima per mettergliene dentro una simile a quella degli insetti.
Mi sto nascondendo per non farmi prendere. Sono insieme ad un altra ragazza coi capelli biondi e ricci.
E’ notte e il posto è veramente pieno di questi esseri.
Fuggendo decidiamo di nasconderci nei tubi dell’aerazione dei locali.
Però quegli esseri percepiscono la nostra forza vitale, quindi riescono a trovarci.
La ragazza che è con me viene contaminata subito. Io mi infilo più in fondo al tubo e assisto alla sua contaminazione. Sono terrorizzata e spaventata.  Non riesco a muovermi.
I due che ci hanno preso decidono di divertirsi un po’ e vogliono che sia la ragazza a contaminarmi.
Lei entra nel tubo e mi trascina fuori tenendomi per un piede. Scalcio, lotto, è tutto inutile. Una volta contaminati si diventa molto forti.
Mi sbatte per terra con violenza, mi manca l’aria, cerco qualcosa per difendermi e mi guardo attorno. Sono davanti ad un camino e prendo un legno accatastato per il fuoco.
Abbraccio la ragazza da dietro e me la stringo al petto, prendo il legno e lo configgo nel suo petto divenuto incredibilmente morbido, cercando di farlo arrivare fino al mio. Ho deciso di morire piuttosto che essere trasformata.
Ma non riesco a morire.
Gli esseri a questo punto mi catturano ma non mi trasformano,  mi portano via.
La cosa più triste e dolorosa è che mi portano nel regno delle fate, e lì vedo la distruzione.
Rivedo il regno come lo ricordavo, pieno di fiori, con cascate e le fate ovunque.
Ora è tutto distrutto, passo in mezzo alle macerie e mi fa male il petto… un dolore atroce.
Vedo le fatine sopravvissute che sbirciano ma hanno paura ad uscire.
Vengo trasportata in una specie di lager e sbattuta dentro ad un recinto.
Lì ritrovo i miei genitori, che sono ancora vivi ma apatici, privi di vitalità,  come zombie. Provo a scuoterli, a chiamarli, piango aggrappandomi a loro, ma non serve a nulla. Rimangono fermi a fissare il vuoto.
Mi siedo sconsolata, priva di energie, stanca, sfiduciata e triste. Rimango lì, ferma abbracciandomi le gambe,  a guardare la luna che è diventata brutta, cerchiata di grigio…
Sto andando in depressione, me ne rendo conto, ma non ho la forza di reagire. Per chi? Per che cosa?
Un dolore improvviso  alla gamba.
Non vedo nulla. “Ahi!” ancora! Comprendo che qualcuno cerca di farmi svegliare. Svegliare? Sto sognando?
Qualcosa mi punge il piede. Come dei pizzicotti.

Alla fine mi sveglio dal sogno e mi accorgo che davvero delle manine piccole mi stanno facendo dei pizzicotti.
E che male!
Mi siedo sul letto col cuore che mi martella nelle orecchie e vedo un’ombra piccola che fugge via.
Che mi abbia salvato da quel sogno? Oppure era un sogno anche lei?
Ultimamente non faccio altro che fare sogni davvero strani.
Che ore saranno? Le cinque del mattino!?
Ormai sono sveglia, alziamoci…tanto non mi riaddormenterò.
Finalmente oggi Simone torna a casa e per fortuna è da una settimana che non succedono più cose strane. Mi sembra di aver vissuto solo un sogno. E’ tutto tornato alla normalità, lavoro, casa.
Ma ho vissuto davvero quelle esperienze?
Qualcosa dentro di me è cambiato, lo sento…ma non saprei dire di preciso cosa. Però mi dà la certezza che tutto quello che è accaduto è reale.

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6 pensieri su “Lento come la neve – 1 parte

  1. Ho lasciato nel tuo cassetto di sogni un pegaso nero come la pece e un piccolo gnomo con l’armatura di pezza e una spada di legno magico… qualche volta possono tornare utili… la notte è quasi qui.

  2. Un sogno al limite della realtà. Più che un sogno pare un incubo minaccioso. Sarà proprio così oppure è la realtà che si trasfigura nella fantasia?
    Come inizio mi pare buono. passo al successivo

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