Il cambiamento – 7 parte

I Messaggeri di Hermes
I Messaggeri di Hermes

Nel periodo che passai nell’harem di Anubis rimasi quasi sempre priva di conoscenza, quando riuscivo ad aprire gli occhi vedevo accanto a me sempre persone diverse e una lenta litania accompagnava il mio dormiveglia, costantemente.
Sentivo quando mi lavavano e mi cambiavano gli abiti ma non riuscivo a muovere un solo muscolo del mio corpo. Ero un manichino nelle loro mani.
Poi un giorno finalmente sentii dentro di me un calore piacevole. Partì dallo stomaco e andò intensificandosi in tutto il corpo, mi sembrò addirittura che uscisse da me e invadesse il mondo circostante. Poi mi sentii bene. Aprii gli occhi.
<<Ben tornata tra di noi>>
Anubis, con la sua tranquillizzante faccia da cane, mi sorrise nel suo modo particolare e mi sentii come a casa.
Cercai di mettermi a sedere e ci riuscii.
Accanto a lui c’erano diverse persone, che gli egiziani un tempo chiamavano divinità, una donna bellissima col volto da gatto, altre due donne con lo stesso volto di Anubis e una bimba leone.
<< Mi sento bene finalmente>>
<< Si vede>> disse la ragazza con la faccia da gatto.
<< Lei è mia figlia Bastet >> me la presentò Anubis.
Non poteva avere un nome diverso, scommetto che la bimba si chiama Sekhmet.
<< Piacere e grazie di cuore a tutti. Sentivo le vostre litanie nel mio sonno>>
<< E’ il canto che utilizziamo per alleviare il dolore fisico. Vieni cerca di alzarti che ora hai bisogno di uscire da qui e stare all’aria aperta. Per riprendere energia.>>
Così feci e accompagnata da loro uscii all’esterno della strana costruzione e…
Dall’interno mi sembrava di stare davvero in un harem, come quelli che ho visto nelle fotografie. Una costruzione enorme, con una vasca per i bagni, moltissime stanze.  Cuscini colorati ovunque, tappeti, arazzi. Uscita all’esterno invece la costruzione altro non era che una semplicissima tenda, come quelle dei pellerossa. Piccola!
Rimasi a bocca aperta ad osservarla.
<< Non fidarti mai dei tuoi occhi. Niente è come appare>>
Guardai Anubis ancora incredula e vidi il loro accampamento.
C’erano milioni di tende su quella pianura verde senza sole, eppure illuminata a giorno. Tutte posizionate ordinatamente. Tutte che richiamavano i colori della terra dove viveva quel popolo straordinario, ocra, verde, marrone, era impossibile contarle.
<< Vieni passeggiamo un po’. Devi rifarti la muscolatura>>
<< Quanto tempo sono rimasta senza conoscenza?>>
<< Quasi due settimane terrestri>>
Iniziammo a passeggiare tra le tende. Vivevano realmente come i pellerossa. Alcuni di loro erano vestiti come gli dei egiziani, altri invece come i pellerossa che avevo visto dipinti nei quadri.
Sembrava che le due culture si fossero fuse in una mantenendo intatte però le loro caratteristiche.
<< Ora piccolo demone dovrai rimanere qui con noi ancora tre giorni. In modo tale che impari il necessario per utilizzare ciò che hai acquisito con la trasformazione>>
Mi guardai le mani. Erano normali. Mi toccai la testa e le orecchie non c’erano.
<< Ma ora sono normale>>
<< Si. Ma la prossima volta che varcherai le soglie acquisterai il tuo vero aspetto>>
Chissà cosa sono diventata. Ho un po’ paura di vedere cosa sono.

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