17lastella

Perché la gente ha rinunciato a sperare. E dimentica i propri sogni. Così il Nulla dilaga

Il cambiamento – 3 parte

I messaggeri di Hermes

I messaggeri di Hermes

Panico panico,  sono agitatissima,  ho sentito la moto che arrivava e sto scendendo le scale. Il cuore sta strisciando su per la gola e presto uscirà.  L’unica volta che ho fatto un viaggio dimensionale ho vomitato su un prato e sono svenuta, direi che non è stato un bell’inizio. E poi che accade di “là”?!
Marc mi vede e mi lancia un casco, che miracolosamente prendo al volo.
<< Dai che partiamo>>

La moto vola veloce sull’asfalto, ci stiamo dirigendo verso i boschi. Ho un blocco allo stomaco.
Rallenta, frena…siamo arrivati.
Di fronte a me si apre un piccolo campo in mezzo agli alberi. È già buio ma i fanali della moto lo illuminano. Poi Marc li spegne e siamo al buio.
Rimaniamo fermi in attesa che i nostri occhi si abituino un poco all’oscurità.
<< Era la prima volta che salivi su una moto?>>
<< Si>>
<< Si vede… mi hai spaccato due costole talmente ti stringevi a me>>
Per fortuna non può vedere il mio viso, sempre se il rosso delle mie guance non sia un semaforo accesso.
<< Ti racconto due cosette prima di partire: la tua prima missione sarà nella dimensione 2, il mondo dell’acqua. Esistono due popolazioni: gli esseri sopra il mare e quelli sotto. Non ti spaventare del loro aspetto, non è gentile e pensa sempre che nemmeno tu sei bella per loro.
Ci hanno chiamato stamattina e hanno bisogno di aiuto, ci spiegheranno i dettagli quando arriveremo. Cerca di non separarti da me, siamo intesi?>>
<< Si certo >>
<< Bene… ora dammi la mano che ti aiuto io ad effettuare il passaggio>>
Presi la mano che mi porgeva e in quel momento vidi una luce scaturire dalle sue spalle, i suoi occhi divennero blu e dietro le sue spalle… no non può essere.
<< Come ti senti? Non vomitare ancora ti prego>>
<< No no sto bene. Ma io … cioè… insomma mi è sembrato di vedere due ali…>>
<< Ah si quelle…. Merito tuo>>
<< Cosa!?>>
<< Ne parliamo a casa. Girati che è arrivato l’ambasciatore>>
Mi voltai e mi accorsi solo in quel momento che l’ambiente intorno a noi era cambiato.
Un tempio di pietra, credo. La struttura è circolare. Intorno a me vedo solo colonne e un paesaggio sconosciuto.
Il cielo è di uno strano colore blu viola. C’è acqua ovunque, ma con uno sguardo più attento noto subito che in realtà è qualcosa di più solido dell’acqua, sembrerebbe metallo fuso. Il suo colore è grigio azzurro e riflette come uno specchio, visto che la superficie è piatta, le rocce circostanti.
Osservo attentamente il paesaggio, le enormi rocce che vedo e,  proprio mentre le osservo, cambiano forma e diventano un altro tempio per poi tornare ad essere roccia.
Dove c’era solo quella “non acqua” compare una roccia per poi scomparire. Il paesaggio intorno a me varia continuamente.
Marc mi fa cenno di guardare in una direzione e vedo che si avvicinano degli esseri bellissimi. Sono altissimi, la loro pelle è blu e il loro viso è perfetto. Hanno un naso piccolo, sottile e all’insù. Gli occhi sono grandi e senza ciglia. In effetti non hanno ne peli ne capelli. La loro pelle è liscia senza impurità di nessun genere. Sotto gli occhi hanno due linee azzurre, come se fossero dipinte, ma in realtà credo che siano del tutto naturali.
Non emettono alcun suono,  comunicano tra loro telepaticamente  e questo lo scopro perché anche con noi adottano la stessa tecnica. Accolgo queste novità con una naturalezza che mi sorprende.
Ci dicono che dobbiamo andare a recuperare un oggetto.
Marc mi guarda.
<< Stai tranquilla. Dopotutto è il nostro compito recuperare oggetti. La loro presenza causa problemi>>
<< Lo so. Ho letto il diario di mio padre>>

Le due creature ci accompagnano ad una specie di porticciolo e saliamo su una barca. Mi accorgo che c’è qualcosa di strano, non ondeggiamo.
Una di quelle creature capisce il mio pensiero e mi dice che la barca non tocca l’acqua ma la sorvola appena sopra la superficie.
Intorno a noi c’è un silenzio così innaturale, mi fischiano le orecchie. Gli unici suoni sono i nostri respiri.
Giungiamo ad una roccia e proprio mentre ci avviciniamo essa cambia e diventa un tempio.
<< Andiamo >>
Marc mi prende in braccio e prima che possa capire che accade gli rispuntano nuovamente due ali candide e voliamo verso la costruzione.
Ci ritroviamo in una strada cittadina.
L’ambiente intorno a noi è cambiato nuovamente. Marc mi posa a terra e mi volto per vedere l’ingresso del tempio e mi accorgo che non c’è più.
<< Come funziona qui?>>
<< Quelli che abbiamo incontrato sono i custodi dei passaggi. Le rocce che vedevi erano tutte porte, noi ne abbiamo passata una.>>
<< Marc ma che dobbiamo cercare di preciso? Io non ho capito bene>>
Nel frattempo iniziamo a camminare. Il sole è caldo, mi sembra di essere in estate, e intorno a me ci sono ville bianche coi tetti piatti e circondate da piccoli muri.
<< Dobbiamo incontrare la persona che ci fornirà i dettagli>>
Continuiamo a camminare per la via e ad un certo punto incontriamo un’altra di quelle bellissime creature blu che ci indica con la mano un piccolo giardinetto.
Appena varcato l’ingresso di questo piccolo parco il mondo circostante cambia ancora, e capisco che ci troviamo in un cubo.
<< Lo devi prendere tu Lilith. E’ la tua prima missione>>
Mi indica un oggetto posto lontano da noi. Non riesco a capire cos’è. Sembra che cambi forma.
Per terra ci sono delle spade giapponesi, messe in modo da formare un I ching:

___________
____ ____
___________

Per recuperare l’oggetto che loro vogliono devo passare tra queste spade senza toccarle e seguendo determinati movimenti, così mi dice la voce nella mia mente. Sembra tutto un sogno. Irreale.
Seguo tutto alla lettera e finalmente vedo comparire una sfera di luce vicino ad una spada, mi chino per raccoglierla e questa si trasforma in un kimono arancione. Lo prendo.
Mi dicono di sbrigarmi che il male mi sta raggiungendo. Guardo Marc, che mi attende fuori dal cubo, e capisco che ha ricevuto pure lui lo stesso messaggio.
<< Non possiamo uscire dalla stessa porta. Tu hai l’oggetto e io no. Cercherò di girare intorno al cubo e ti raggiungerò davanti a quell’apertura >> vedo che mi indica una porta difronte a me, prima non c’era nessuna porta!  <<Ok?>>
<< Si!>>
Esco correndo dalla parte opposta da cui ero entrata e mi trovo davanti Lui, il Male.
Lo so… lo so con una certezza che mi ferisce l’anima.
Lui è un’armatura samurai vuota, ma la sua voce mi entra nella testa e mi ipnotizza.
“Ridammelo è mio, mi appartiene. Ridammelo”
Sto male, le forze mi sembrano mancare ma stringo a me l’oggetto. Sento che è importantissimo e che lo devo dare a qualcuno.
Lui non mi tocca, non si avvicina, non tenta di ferirmi. Sta lì fermo e mi logora la mente.
Poi una luce dietro di lui. E’ Marc.

Finalmente riesco e vincere la sua malia e lo supero come se non fosse lì. Come se non fosse mai esistito.
<<Stai bene? Ti ha ferito?>>
<< No sto bene…ma cos’era di preciso?>>
<< Ti spiego tutto al ritorno. Ora andiamo>> e così dicendo apre le ali e voliamo via.
Non so come, ma mentre volavamo ci ritroviamo nel tempio circolare da cui eravamo partiti.
Non ci sono più le creature meravigliose di prima. Ma solo un essere umano molto anziano, di origine orientale, che mi sorride.
Capisco che il kimono lo devo dare a lui.
Lo consegno e lui scompare nella luce.
E noi siamo nel bosco accanto alla moto.
Rimaniamo in silenzio qualche minuto soprattutto per capire se siamo davvero tornati o no.

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