E’ successo qualcosa? – 3 parte

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I messaggeri di Hermes

<<… mio >>
<<mmmmh….>> mi rigirai nel letto.
<<… demonio>>
<<Chi è!>> aprì gli occhi di scatto e mi misi a sedere sul letto. La stanza era buia ma nell’oscurità riuscivo a distinguere i contorni di una figura ai piedi del letto. Due occhi brillavano al buio.
<<Mio piccolo demonio come stai?>> disse una voce.
Non riuscivo più a respirare. La figura si mosse e riuscii a distinguere due strane forme nere accanto alla testa.
Poi di colpo svanì tutto.
Un gufo fuori dalla finestra cantò.
Presi coraggio e accesi la luce. La camera era deserta.

<<Lily stai attenta! La panna sta uscendo!>>
<<Oh scusa!>>
Elizabeth pulì subito la panna sbordata.
<<Scusami ma in queste notti non dormo troppo bene. Faccio dei sogni così vividi>>
Jemina prese i caffé che avevo preparato e li servì ai tavoli.
Fuori pioveva.
Da quel giorno a Pisa non avevo avuto il coraggio di parlare di quello che era accaduto con Elizabeth. Nemmeno lei aveva cercato di parlarne con me.
<<Che sogni fai?>> mi chiese.
<<Sempre lo stesso incubo. Dove una strana creatura mi chiama “mio demonio”>>
<<E che c’è di strano? A me sembra proprio azzeccato>>
Ecco l’antipatico Marc!
<<Un cappuccio demone… grazie…>>
Come lo detesto! In testa gli darei il cappuccio!!!
<<Dai non fare quella faccia. Non è negativo l’appellativo di demonio. Deriva dal greco daimon e indica uno spirito interposto fra il mondo divino e quello delle esperienze sensibili, il paranormale.>>
<<Ma allora non indica qualcosa di negativo?>> gli servii il cappuccio con la spolveratina di cacao, come chiedeva sempre.
<<No sono stupide superstizioni>>
Un cliente entrò nel bar.
<<Incredibile>> dissi avvicinando il mio viso a quello di Marc <<Io ti credevo solo uno stupido fotografo>> e mi diressi verso il nuovo arrivato con un caffé e una brioches.

Jemina si avvicinò a Marc e iniziò a parlargli sottovoce.
Da dove mi trovavo non potevo sentire nulla. Mi avvicinai un po’ fingendo di pulire il bancone e percepii solo qualche frase.
<<Perché Anubis è andato da lei?>> chiese Jemina.
<<Non lo so. Indagherò.>> rispose lui finendo il cappuccio <<Ci vediamo stasera alla villa>> e così dicendo uscì dal bar.
Bene stasera ci sarò anch’io alla villa.

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