17lastella

Perché la gente ha rinunciato a sperare. E dimentica i propri sogni. Così il Nulla dilaga

Strani eventi

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I messaggeri di Hermes

<<Lily! Lily!>>
<<mmmm…>>
<<Senti io vado al lavoro. Stasera non aspettarmi perché vado fuori a cena con David. Mi stai ascoltando?>>

Stropicciai gli occhi nel vano tentativo di aprirne uno per guardare Simone.
<<Hai capito?>>
<<Si… notte >>
<<Notte!? Hai il turno del pomeriggio, vedi di svegliarti almeno per l’una!>> mi gridò mentre usciva dalla camera.
Aprii del tutto gli occhi e fissai il soffitto bianco.
<<Uffa… ora sono sveglia…>> e mi alzai.
Il caffé non mi fu di aiuto. Decisi di andare a fare shopping.
Sbadigliando attraversai la strada. Uno stridio di freni compì il miracolo di svegliarmi del tutto.
Una moto si era fermata a pochi centimetri da me.
<<Ma sei impazzita!>> una voce mi sgridò dal casco.
<<Mi … mi dispiace.. ero addormentata e… >> mi impappinai cercando di chiedere scusa a quei due occhi color nocciola che mi fulminavano dalla visiera.
<< Stai attenta la prossima volta>> e così dicendo ripartì piantandomi lì in mezzo alla strada.

<<Quant’è?>>
<<10 euro>>
Pagai e uscii soddisfatta dei gerani che avevo comprato. Volevo metterli sul balconcino, per dare un po’ di colore all’appartamento tristemente bianco.
Mi fermai ad osservare la vetrina di un orefice, vendeva dei ciondoli che imitavano le collane egiziane e i simboli celtici tanto di moda quest’estate.
Osservando la spirale celtica notai riflessa nella vetrina la moto di prima. Mi voltai per osservarla meglio. Era parcheggiata davanti ad un portone.
Mi avvicinai per leggere la targa esposta sul muro ma in quel momento vidi uscire Elizabeth in compagnia di un uomo alto coi capelli scuri.
I loro visi erano scuri e preoccupati. Si fermarono come per attendere qualcuno e proprio in quel momento vidi giungere Jemina in compagnia di un ragazzo dai capelli castani. Si fermarono a parlare tutti e quattro e rientrarono nel portone.
Ma se Elizabeth e Jemina erano lì, chi teneva aperto il bar?
<<Ciao!>>
Colta in fragrante a spiare feci un salto e il cuore iniziò a battermi in gola.
<<Ciao>> risposi ad Albert.
<<Fatto spese? Dai dammi  sacchetti che te li porto io>>
<<Grazie. Ma tu non lavori mai?>>
<<Abbiamo molto tempo libero… no scherzo. Il fotografo è stato richiamato dalla redazione del giornale.>> e indicò proprio il portone che stavo osservando.
<<Ah.. c’è anche un giornale qui?>>

<<Ah ah! Scusa la risata. Ma certo sciocchina, c’è una redazione in ogni paese>> e mentre mi prendeva in giro mi scompigliò i capelli.

<<Dove devi andare ora?>> mi chiese sorridendo.
<<A dire il vero avrei bisogno di una scrivania da mettere nello studio…>> visto che si era offerto di accompagnarmi, tanto valeva approfittare della sua forza maschile per portare su la scrivania… no?
<<Allora ti porto in un bel negozietto che c’è qui dietro>>
Come avevo previsto Albert si offrì di portarmi la scrivania fino alla pensione, di portarla su per le scale e di montarla.
Alla fine per sdebitarmi gli offrii una cena, ovviamente accettò subito.

<<Grazie>> mi rispose il signore a cui avevo appena servito una spremuta.
Oggi faceva veramente caldo. Non mi ricordo un luglio così soffocante come quello di quest’anno.
Rientrai nel bar stringendo al petto il mio vassoio e vidi Elizabeth parlare col ragazzo dai capelli castani che avevo visto il giorno prima.
Sembrava così preoccupata.
Entrambi mi videro e smisero di parlare.
Lui salutò con un gesto Elizabeth e passandomi vicino mi sussurrò all’orecchio:
<<Stai attenta quando attraversi la strada>>
Mi voltai a guardarlo uscire con la bocca aperta nel tentativo di rispondergli male, ma non mi venne in mente nemmeno una frase cattiva.
<<Elizabeth va tutto bene?>>
Alzò lo sguardo su di me e mi osservò con un’espressione triste.
<<No… non va tutto bene. Lily puoi farmi un favore?>>
<<Certo! Dimmi>>
<<Stasera chiudiamo alle 19. Non preoccuparti ti pagherò il turno intero>>
<<Certo Elizabeth, però se hai bisogno di parlare… Se posso fare qualcosa per te…>>
<<Non preoccuparti piccola, se avrò bisogno ti chiederò aiuto>>
Alle 19 come previsto chiudemmo il bar. Elizabeth uscì con me, fuori ad aspettarla c’era il ragazzo della moto (mi stava già antipatico), nonché fotografo del paese e dell’agenzia.
Li guardai allontanarsi insieme.

Mi incamminai verso la pensione.
Il cielo era coperto di nubi, stanotte sarebbe piovuto.
Mangiai nuovamente da sola, visto che Simone mi aveva avvisato che si sarebbe fermata all’agenzia per recuperare l’interruzione del mattino.
Chiacchierai con la signora della pensione e poi me ne andai in camera, proprio mentre i lampi iniziavano ad illuminare il cielo.
Dal balcone osservavo il cielo: adoravo i temporali estivi. Assaporavo il profumo della pioggia in arrivo e osservavo affascinata i fulmini.
Riaprii gli occhi dopo uno sbadiglio e vidi qualcosa muoversi nel giardino della famosa villa.
Era un animale? Cercai di osservare meglio… no era un uomo…
Un fulmine illuminò la notte e vidi chiaramente che l’uomo era in piedi e osservava proprio me!
Un brivido mi attraversò la schiena. Mi accorsi in quel momento di indossare ancora l’accappatoio e di non essermi vestita.
Rientrai e chiusi bene la finestra.

Attraversai la strada, guardando bene che non ci fossero in giro moto. Non ero l’unica mattiniera: in giro c’erano delle persone mai viste prima.
Erano tre uomini altissimi, vestiti in giacca e cravatta neri, e indossavano un cappello anch’esso nero.
Li guardai mentre mi dirigevo verso il bar. I tre sconosciuti erano in piedi davanti alla villa e la osservavano attentamente.
Mentre tiravo su la saracinesca notai, con disappunto, che anche il fotografo della redazione era già sveglio. Stava aspettando qualcuno davanti al portone.
Mi stupii vedere uscire Jemina dalla redazione, teneva stretto al petto un pacco dalla strana forma. Salirono entrambi in moto e mi passarono davanti sgommando.
La mattina passò normalmente, dopo pranzo mi raggiunse Jemina per darmi il cambio.
<<Mi mangio un gelato qui fuori>> le dissi prendendone uno dal frigo.
<<Mi siedo anch’io con te, finchè non arrivano clienti>>
La guardai mentre la curiosità mi rodeva, chissà dove era andata con quell’antipatico.
<<Stamattina ti ho visto>> alla fine cedetti.
Jemina mi guardò: era in panico. Non sapeva cosa rispondermi.
<<Si dovevo consegnare un pacco al paese qui vicino. E Marc si è offerto di accompagnarmi>>
<<Marc?>>
<<Si Marc. Il fotografo della redazione, quello che ha la moto nera>>
<<Si ho capito chi è>> meglio che cambio discorso, mi sembra troppo a disagio.
<<Sai che ho comprato la scrivania?>>

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