Una nuova vita

Lily
I messaggeri di Hermes

Il pullman riparte, le cicale stridono e l’afa estiva mi soffoca…
Una goccia di sudore mi scende vicino all’occhio. Sistemo meglio la coda di cavallo, stringendo bene l’elastico rosso, e mi guardo attorno.
Il pullman è semi vuoto. A parte una coppia che si bacia in prima fila ci siamo solo noi e l’autista, che non è nemmeno carino.
Ormai dovremmo essere quasi arrivate alla nostra fermata, guardo fuori dal finestrino. L’erba è verde come nelle fotografie pubblicitarie dei prati inglesi, i marciapiedi col porfido colorato e alberi che costeggiano la strada.
Le ville sono tutte di colore bianco, il riverbero del sole che splende su di loro fa male ai miei occhi chiari. Mi rimetto gli occhiali da sole sul naso.
Siamo arrivate.
Vicino alla fermata dell’autobus c’è un piccolo giardinetto dove i bimbi giocano sulle altalene, mentre le loro mamme si sventolano con le riviste che avrebbero dovuto leggere.
A prima vista il villaggio privato White sembra accogliente.
Respiro a pieni polmoni l’aria, mi sistemo la sacca sulla spalla e prendo la mia valigia.
Guardo la mia amica Simone (si pronuncia Simon, così ha decretato lei il giorno in cui ci siamo conosciute) che, carica di valigie e beauty case, osserva con aria deliziata il panorama.
E’ proprio grazie a lei se ora mi trovo in questo villaggio tra le colline della Toscana, abbastanza isolato dagli altri centri abitati.
Sono 5 anni che io e Simone abitiamo insieme, abbiamo entrambe 24 anni e abbiamo deciso di trasferirci qui dopo l’ennesima delusione d’amore: io sono appena stata lasciata dal mio ultimo ragazzo, mentre Simone ha sorpreso il suo a letto con un’altra.
Abbiamo perciò colto al volo la proposta di lavoro che è giunta a Simone. Io non avevo un posto fisso ma solo a tempo determinato, quindi non ci sono stati problemi quando mi ha proposto di trasferirci qui.
Simone domani stesso inizierà a lavorare nell’agenzia di fotomodelli del villaggio, come costumista. Dopotutto il villaggio White è famoso proprio per le sue agenzie: i migliori fotomodelli e modelle provengono tutti da qui.
Io dovrò trovare un lavoro per sbarcare il lunario.
<< Allora Lily? Andiamo? >> Simone prende le sue valige e io la seguo.
<< Non credo che sarà difficile trovare la pensione che ci hanno segnalato, sarà anche l’unica! Vedo solo villette a schiera in questo villaggio >>
Svoltiamo in una stradina. Qui le villette, rigorosamente bianche, sono circondate da fiori colorati e profumati.

Finalmente giungiamo alla piazzetta dove dovrebbe trovarsi la pensione e anche l’agenzia dove deve lavorare Simone.
Sulla piazza circolare si affacciano numerosi negozi. La chiesa del paese, naturalmente bianca, sembra una costruzione aliena.
Riconosco un bar, un fioraio, una farmacia e, visto un gruppo di ragazzi meravigliosamente belli, l’agenzia.
Attraversiamo la piazza fino alla chiesa e finalmente troviamo la nostra pensione.
<<Strana quella villa>> rimango colpita dalla casa fatiscente che è proprio accanto alla pensione. Tutte le costruzioni sono bianche, tranne lei. Stona quell’immensa villa scura, col suo giardino non curato e le sue ortensie viola. Sembra una casa uscita da qualche film dell’orrore americano.
<< Allora che fai?>> mi chiama Simone << Dai che ci aspettano per pranzo!>>
<< Hai ragione, scusa. Arrivo!>>
Entriamo nel cortile, ben curato, della pensione e subito ci viene incontro la locandiera prendendoci le valige e iniziando contemporaneamente a farci delle domande alle quali non ci da nemmeno il tempo di rispondere.
<<Venite venite! Avanti! Voi siete le due ragazze che hanno chiamato 2 settimane fa vero? Una di voi due deve iniziare a lavorare nell’agenzia, vero? Vedrete come vi troverete bene qui! E’ un villaggio tranquillo>>
Così dicendo iniziò a salire le scale con le nostre valige.
<<Vi ho riservato l’appartamentino più bello! Una camera, un bagno, uno studio e un balcone che da sulla tenuta del sign. Dozenth. E’ lui il fondatore del villaggio sapete?>>
<<No, non lo sapevamo. Bello l’appartamento>> dissi mentre guardavo le stanze.
Simone stava osservando il bagno.
<<Si. E’ un uomo un po’ strano. E’ ricchissimo e vive tutto solo in quella villa.>>
<<Nello studio non ci sono mobili?>> chiese Simone uscendo dalla stanza.
<<No è vuoto>>
<<La lavatrice che c’è nel bagno si può usare? Come funziona per la corrente e l’acqua?>>
<<E’ compresa nel costo del locale>>
<<Bene. Non è male Lily, in bagno abbiamo la doccia e la vasca>>
<<Per la colazione, il pranzo e cena?>>
<<La colazione la serviamo fino alle 10, il pranzo dalle 12 alle 14 e la cena dalle 20 alle 21. Se non avete altre domande vi lascio in pace così vi sistemate. Sarete stanche dal viaggio, è stato lungo?>>
<<Si abbastanza. Grazie ci vediamo a pranzo>>

<<Cosa ne dici?>> chiesi a Simone che stava sistemando i vestiti nell’armadio, dividendoli per colore. Simone è sempre stata ossessionatamente ordinata.
Nel nostro vecchio appartamento in cucina teneva le scatole della pasta in ordine alfabetico. Per non parlare del bagno! I profumi e le creme in ordine di grandezza.
Io non sono mai stata disordinata, ma non credo che al mondo possa esistere qualcun’altro come Simone.
<<Pomeriggio andiamo a visitare i negozi della zona, lo studio va riempito>>
….e nessuno sa spendere i soldi come Simone….
<<Io ne approfitterò per vedere se qualche negozio cerca una commessa>>

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